Reddito di cittadinanza ad Avellino? Ma ci faccia il piacere

Lo ha promesso il 5Stelle Ciampi. Suscitando i dubbi dello stesso Movimento sui social...

Il candidato ha poi ammesso che si tratta di un sostegno a un centinaio di famiglie bisognose. Cosa buona e giusta. Ma anche profondamente diversa...

di Luciano Trapanese

Una esponente storica dei 5Stelle avellinesi, Tiziana Guidi, ha rivolto una semplice e precisa domanda via social al candidato sindaco del Movimento, Vincenzo Ciampi: «Stai promettendo il reddito di cittadinanza tra 500 e 300 euro. Non capisco di economia, ma puoi spiegarmelo dove strapiffero prenderai i soldi per farlo?».

Una domanda semplice, che non ha avuto una riposta diretta. Anche se Ciampi in alcune interviste ha spiegato il come e il perché di quel provvedimento.

E si è capita una cosa: il reddito di cittadinanza elargito dal comune non esiste e non può esistere.

La questione è nei termini: il reddito di cittadinanza è un diritto concesso a chi ha la cittadinanza (appunto), e viene assegnato a prescindere dall'età e dall'essere o meno occupati. Nel mondo esiste solo in Alaska, c'è una sperimentazione (piccola), in Finlandia. E stop.

E allora, cosa promette l'aspirante sindaco 5Stelle? Un sussidio di disoccupazione (come previsto nel contratto di governo con la Lega)? No, neppure. Anche in quel caso, non ci sono i fondi e la questione non può essere gestita da una pur volenterosa amministrazione comunale (che, ricordiamo, ad Avellino dovrà governare portando sulle spalle l'oneroso peso di 80 milioni di debiti, come ha ricordato lo stesso deputato 5Stelle, Carlo Sibilia).

E quindi? Semplice, si promette un sostegno a un centinaio di famiglie in difficoltà. Cosa buona e giusta. Un segno di solidarietà, l'idea di una comunità che si prende cura di chi vive un disagio economico.

Ma allora, per favore, per evitare equivoci e non passare per quelli «che promettono la luna» (secondo gli stessi iscritti al Movimento), chiamate le cose con il loro nome. E spiegate: il candidato sindaco della liste 5Stelle promette di reperire nel bilancio comunale i soldi necessari per aiutare un centinaio di famiglie avellinesi in difficoltà. Sarebbe subito sembrato vero, condivisibile e non avrebbe lasciato in giro l'odore malsano della promessa acchiappavoti.

Del resto un provvedimento simile è stato adottato dal sindaco pentastellato di Livorno: 200 euro al mese per ottanta, cento famiglie. Ma si tratta, appunto, di solidarietà, non di un intervento strutturale (deve essere finanziato di anno in anno). E soprattutto non è un reddito di cittadinanza e neppure un sussidio di disoccupazione.

A dire il vero, in qualche intervista, lo stesso Ciampi ha ammesso che il provvedimento era stato «per comodità» chiamato reddito di cittadinanza. E averlo dichiarato va a suo merito. Ma giocare con le parole non è mai saggio, soprattutto in politica. Anche se proprio in politica l'arte del parolaio ha avuto in questi decenni il massimo della sua espressione.

Quel sostegno economico, ritenuto possibile dopo una valutazione del bilancio comunale, è una scelta sacrosanta. Ciampi avrebbe guadagnato punti se l'avesse definita per quello che è: un progetto possibile e non una boutade elettorale.