di Luciano Trapanese
Annullare il concerto per il Ferragosto “autunnale” è stata una scelta condivisibile. Un po' meno le motivazioni sostenute dal sindaco Vincenzo Ciampi: è colpa – ha scritto - delle «polemiche su polemiche», degli «scontri su qualsiasi cosa», in un «clima di perenne lotta». Tutto vero, ma, può piacere o meno, fa parte della dialettica democratica. Che a volte – ma anche spesso – è esasperata, strumentale, ai limiti del sopportabile. Del resto lo sapeva bene anche Foti. (che faceva i conti anche con una parte del Pd che gli remava contro). E prima di lui Galasso e Di Nunno (probabilmente più di tutti). Se i 5Stelle fossero stati all'opposizione non avrebbero fatto sconti, è chiaro. Lo sa bene Ciampi, lo sanno bene i suoi consiglieri e i vertici irpini del Movimento.
La verità è che l'esordio di questa consiliatura è stato caratterizzato da due scogli. Uno piccolo e in fondo innocuo: il Ferragosto (e, diciamolo, è stato affrontato nel modo peggiore). Un altro enorme: il bilancio, che con la nomina del commissario ad acta avrà il suo epilogo, assai incerto, tra un mese.
E' vero che la precedente amministrazione non ha previsto fondi per la festa e ha lasciato in bilico, tra incertezze e irregolarità, lo strumento finanziario. Ma è anche vero che tutte le amministrazioni ereditano guai (è capitato allo stesso Foti...)
Il problema per l'esecutivo Ciampi è strutturale: ha solo cinque consiglieri. Una minoranza schiacciante. In caso contrario non ci sarebbe stato problema, critiche o non critiche, ad approvare la variazione di bilancio per i concerti agostani. E anche politico, a partire da un presupposto: sono trascorsi tre mesi e ancora la città non conosce le linee programmatiche di questa amministrazione.
Gli avellinesi ignorano ancora cosa vuole realizzare la giunta, come, in quanto tempo e perché. L'unica cosa che invece viene ribadita è la promessa di onestà, cambiamento, trasparenza. E' il passaggio dalla propaganda al governo di una città il punto più delicato di questa esperienza amministrativa. Non bastano più i selfie mentre si ripulisce piazza Kennedy o il Parco Santo Spirito, o dopo aver asfaltato una buca sulla strada. E anche la trovata dei 6x3 è un inutile esercizio da campagna elettorale permanente (oltre che una ingenuità un po' paesana). Quelle sono tutte iniziative che potrebbero funzionare – ma neppure ci crediamo – per una forza di opposizione. Ora serve davvero voltare pagina. Vestire altri panni, istituzionali. E mettere da parte la dicotomia «noi siamo onesti, mentre gli altri fanno i babà». Non funziona, non è vero (non sempre), e non è utile al «bene comune».
Per questo bisognerebbe ripartire dalla politica (che non è una cosa sporca, ma una delle più complesse, delicate e alte attività umane). Dalle scelte. E quindi da quelle linee programmatiche intorno alle quali trovare condivisioni eventuali in consiglio comunale e far finalmente partire questa amministrazione. Altrimenti, niente da fare. Sarà stallo completo. Il sindaco non si dimette. L'opposizione non presenta la mozione di sfiducia, per costringere l'amministrazione grillina a gettare la spugna.
Anche passasse il bilancio, la strada per Ciampi rimarrebbe costellata da insidie continue, da “no” in consiglio comunale, da altre pregiudiziali. Almeno dicesse alla città noi vogliamo fare questo (le linee programmatiche), su alcuni punti abbiamo trovato delle convergenze in aula, e faremo di tutto per portare avanti le iniziative. Questo è un atto di vera trasparenza. E di onestà intellettuale.
Non serve – come scrive il sindaco –, manifestare «sconforto», perché «ci è stato impedito di fare il Ferragosto». Quello «sconforto» rischia di diventare il segno permanente della sua amministrazione. Con grande danno per il Movimento 5Stelle. Ma soprattutto per una città che non può aspettare e alla quale non servono né le scuse («non ci fanno governare»), né la propaganda, e neppure la frase che gira ancora sui social «sì, ma quelli di prima...». Ora tocca al Movimento, quelli di prima sono già stati bocciati.
