Piani sociali, la denuncia: sistema clientelare, servizi fermi

Le accuse del socio di una coop irpina: troppi impiegati in ufficio, tariffe basse per chi opera

«Dobbiamo anticipare tutte le spese su appalti a prezzi irrisori - spiega Nicola, da oltre 15 anni nel settore - e aspettare mesi per i pagamenti. Quasi impossibile andare avanti in questo modo. Ormai i Comuni ci utilizzano per non fare assunzioni».

Avellino.  

«Tariffe troppo basse, pagamenti sempre in ritardo e Piani di zona gestiti come carrozzoni politici nei quali col tempo si è realizzata e stratificata una lottizzazione clientelare. In Irpinia è impossibile svolgere l’attività di assistenza socio-sanitaria. Non ci sono le condizioni giuste. Chi di noi va avanti lo fa davvero perché crede in questo servizio e spera che un giorno le cose possano davvero cambiare. Ma è necessario che siano le stesse istituzioni, le prefetture o magari proprio il Governo, a correggere tutte le storture di un sistema che da anni non raggiunge il suo vero obiettivo: assistere chi ha bisogno e non può permettersi strutture costose».

Quella che registriamo oggi è una denuncia precisa sull’andamento e la gestione dei Piani di zona sociali della nostra provincia che arriva dal socio di una delle cooperative che opera nel settore da oltre 15 anni. «All’inizio - dice Nicola - eravamo in 22, ora siamo rimasti in 5. Impossibile gestire una struttura con impiegati e operatori se i consorzi non ti pagano. Parliamo di somme che accumulate diventano rilevanti, 50 - 70mila euro, a fronte di un guadagno risicatissimo e dell’anticipazione di tutte le spese. Ma come facciamo a stare in regola con i versamenti, le tasse e il Durc se ci fanno stare perennemente in perdita?».

Per non parlare delle tariffe di base, spesso troppo basse per rientrare nei costi. «Quando ti trovi di fronte ad una gara con un prezzo per l’assistenza di 8 euro e 60 centesimi all’ora - continua - come puoi pensare di partecipare. Sei euro almeno li devi dare all’operatore, circa il 30% dell’importo lo paghi di tasse e alla cooperativa cosa resta? Senza dimenticare che poi quei soldi li vedi se tutto va bene dopo sei mesi. Spesso, lo confesso, partecipiamo solo per poter entrare nel meccanismo ma ci sono degli appalti che sono assolutamente a perdere».

Eppure i finanziamenti ci sono: sia quelli ministeriali che quelli regionali, oltre alle quote di compartecipazione dei comuni che afferiscono ai diversi ambiti. «E’ vero i fondi ci sono ma - spiega - se un Piano di zona ha tra i 20 e i 25 impiegati in ufficio che vengono pagati regolarmente, per l’erogazione vera e propria dei servizi sociali quanto gli resta del budget? Ve lo dico io: meno della metà. Ecco perché il sistema non funziona. Ecco perché non parteciperemo ai nuovi bandi di Avellino che magari sono anche strutturati in maniera corretta ma lasciano un margine di ricavo troppo risicato. E non è tutto. Adesso non vogliono fare più i contratti a progetto ma quelli a tempo determinato. Altre spese e altre anticipazioni che si riversano sulle cooperative. La verità è che ormai i Comuni pensano di appoggiarsi a noi per non assumere personale».

In tutto questo, il Sociale come servizio di assistenza sembra essere davvero diventato l’ultima ruota del carro del sistema. «Voglio sottolineare - dice in chiusura Nicola - che tutto va avanti senza che ci sia un reale interessamento da parte dei riferimenti istituzionali sui servizi da erogare. Si bada solo agli equilibri politici interni».

Per la serie prima la salvaguardia del carrozzone politico e poi la salute della persone.

Alessandro Calabrese