Sei storie, sei trentenni, un’unica strada che li ha portati, fin da ragazzi, ad andare lontano dall’Irpinia per un percorso di eccellenza, per seguire sogni e centrare obiettivi di vita e lavoro. Emigrare mossi da quell’orgoglio di ambizione per necessità. Una grande fuga di risorse da Avellino, dalla Campania, dal sud, dall’Italia. Direttrici obbligate, percorsi obbligati per chi può e vuole farcela, magari scegliendo percorsi di eccellenza. Oggi nella Chiesa del Carmine di Avellino, Ossigeno li ha messi insieme, per parlare «Emigrazione intellettuale: la grande fuga. Biglietti di sola andata per avellinesi in movimento», parlando delle loro storie. Racconti di vita di chi parte per vivere, per lavorare, per diventare ricercatori di leucemie pediatriche, piuttosto che manager di grandi multinazionali. Profili su cui riflettere su cosa sia mancato all’Irpinia, perdendo di fatto preziosi “cervelli”, diventati risorsa, altrove per aziende e ricerca medica.
Emigrazione di cervelli inarrestabile
Un confronto pubblico per riflettere insieme sul senso e causa dell’emigrazione intellettuale dei giovani della città di Avellino, per capire quali sono le nuove strade possibili da percorrere per andare incontro al proprio destino, assecondando ambizioni e attitudini.
“Forse - spiega Luca Cipriano - di storie ne avremmo potute raccontare tante altre, troppe. Non sei ma 66, molte di più. Perché c’è da riflettere sulle occasioni mancate, proprio dalla politica in questa città per dare futuro ai giovani. Li abbiamo contattati per dare un volto al racconto di una provincia al palo, tra dati che confermano come non ci siano occasioni di lavoro e ricerca, crescita e occupazione, investimento. Ma non solo. Chi non ha una propria occasione di lavoro, nei fatti, non ce l’ha neanche di vita. Mettere su famiglia diventa impossibile ad Avellino e provincia, dove mancano occasioni di occupazione e crescita. La crescita intellettuale ancor più per un mondo formativo, dalla scuola all’università, che non crea e non disegna ponti utili con il mondo del lavoro”.
La platea, il tavolo
Gremita la chiesa del Carmine per l’evento dell’associazione Ossigeno. Al tavolo i cinque protagonisti, mentre la sesta protagonista, Serena Danna vicedirettore del Quotidiano on line «Open», ha raccontato via Skype la sua storia.
Tutti più o meno trentenni. Tutti impegnati in lavori di alta specialità all’estero o in altre regioni italiane. Scuole ad Avellino, studi e lavoro fuori regione,anzi curi Italia nel definire il loro inarrestabile percorso di crescita umana e professionale.
Occasioni perse per la nostra terra
Tutte risorse sprecate, per una Irpinia ancora troppo lontana da scenari di sviluppo concreti. «Non possiamo arrenderci a questo presente, il nostro obiettivo è quello di capovolgere l’agenda del dibattito cittadino restituendo agli avellinesi l’orgoglio dell’ambizione». Spiega Adriano Maffeo ideatore del progetto di racconto reale di queste sei storie.
L'incontro
Ha presentato l’incontro Marco Staglianò, direttore del giornale online Orticalab, con la collaborazione di Gaia Benincasa, della Consulta studentesca provinciale e Vittorio Tomeo, del Comitato studentesco del Liceo Classico «Pietro Colletta».
Sono intervenuti oltre Serena Danna, vicedirettore del Quotidiano on line «Open», Federica De Stefano, Postdoctoral Fellow alla Wharton School University of Pennsylvania, Michele Colucci, European Personnel Office presso la Commissione europea, Jolanda Sarno, Postdoctoral Fellow al Bass Center for Childhood Cancer and Blood Disorders di Stanford, Costanza Lucia Manganelli, Research Fellow, IHP – Leibniz – Institut für innovative Mikroelektronik di Francoforte Oder e Carlotta Pulzone, Manager Finance Europe di Adidas AG.
Carlotta, donna manager per Adidas
«Ho studiato fuori e ho lavorato prima in Italia e poi all’estero. Ora lavoro in Germania dove posso essere donna manager e anche mamma - spiega Carlotta Pulzone -. Ma, se avessi potuto, sarei andata via anche prima. La Germania, rispetto all’Italia è molto più avanti. Come donna lavoratrice posso contare su un sistema assistenza efficiente. Sono in attesa. Diventerò mamma e vedo che le mie coetanee, amiche in Italia che, una volta che stanno per diventare madri, vengono completamente tagliate fuori dal mondo del lavoro se in attesa. All’estero non funziona così. Donne manager sostenute sono lavoratrici efficienti e risorsa per aziende e pubblica amministrazione. In Italia vengono viste come un peso. Auspico per il mio paese una crescita sociale, intellettuale che capisca come la società sia cambiata e quanto sia indispensabile modulare il mercato del lavoro su questi cambiamenti».
Jolanda Sarno, la ricerca all'estero sulle leucemie in età pediatrica
Jolanda Sarno è una giovane trentenne di Avellino che di strada ne ha fatta tanta e rappresenta orgoglio e vanto per una Irpinia ancora ferma. Lei giovanissima ricercatrice in California, studia come prevenire e curare gravi forme di leucemie linfobastiche acute di tipo B (B-LLA), il più frequente tumore in età pediatrica. Una ricercatrice di fama internazionale che studia, in soldoni, come prevedere eventuali recidive. Jolanda studia come prevedere le ricadute con largo anticipo, ben prima di aver completato la terapia: addirittura al momento stesso della diagnosi. È la scommessa del team di ricercatori del Centro di ricerca Matilde Tettamanti e dell’Università di Stanford in uno studio sostenuto da Airc e dalla Fondazione "Benedetta è la Vita" Onlus e pubblicato sulla rivista Nature Medicine, di cui fa parte proprio questa brillante e giovane avellinese.I ricercatori, Jolanda, sono riusciti a identificare un preciso comportamento cellulare che sembra proprio guidare la ricaduta.
“Il futuro è la ricerca- spiega Sarno -. Se i ricercatori in Italia sono un popolo di precari dimenticati, c’è molto da riflettere. Non solo in medicina, ma in tutti i comparti fondanti per la crescita reale del nostro Paese. Un’altra occasione sprecata, l’ennesima e più grave, a mio modesto parere».
L'emigrazione intellettuale
«C’è una emigrazione al contrario, costante, inarrestabile. Che parte dalla nostra città per arrivare in Italia e nel mondo. Un flusso inarrestabile. Risorse intellettuali e occasioni sprecate. Non sempre frutto di una scelta, ma alle volte un obbligo per giovani laureati ambiziosi che sono costretti a rincorrere lontano da casa il proprio destino – spiega il presidente dell’associazione Ossigeno Luca Cipriano – L’emigrazione intellettuale, la grande fuga di talenti è un tema che va affrontato con responsabilità e analizzato con chiarezza per comprendere in fondo come e perché percorrere strade nuove per trovare il proprio posto nel mondo».
Gaia: la scuola al centro, si parte dai giovanissimi
Gli fa eco Gaia Benincasa della consulta provinciale degli studenti avellinese. «Tutto parte da una scuola ancora vecchia per metodi e scelte di programmi da affrontare - spiega Gaia -. Vorremmo una scuola che calibri strategie e programmi di studi pensando al nostro futuro. Parte tutto dalla scuola, primo passo di crescita per migliaia e migliaia di giovanissimi che si affacciano alla vita, che guardano al futuro e che debbono potersi trovare al passo dei milioni di studenti in Europa, negli altri stati».
Cipriano: Avellino non è morta
L’associazione di Avellino Ossigeno, presieduta da Luca Cipriano, porta al centro del dibattito cittadino il tema del lavoro con obiettivo quello di fornire punti di vista autorevoli, chiavi di lettura alternative, illustrare opportunità concrete per affrontare le sfide del quotidiano e allargare la propria rete di relazioni.
«Avellino non è morta, può e deve ripartire dai giovani e dal lavoro. Abbiamo abbandonato i nostri giacimenti di futuro, riscopriamoli». Cipriano ha invitato platea e relatori a riflettere sul senso comune di disfattismo e rassegnazione che sembra aver del tutto invaso la comunità.
Le iniziative efficaci
«C’è, ci deve essere occasione di rinascita. Se non partissimo da questo presupposto ci condanneremmo alla resa ed è proprio questo il senso delle iniziative che l’associazione Ossigeno sta mettendo in campo. Il primo obiettivo è quello di capovolgere l’agenda, di ripartire da due parole da troppo tempo estranee al vocabolario della politica cittadina: giovani e lavoro. Senza giovani e senza lavoro c’è solo la morte civile di una comunità. Il numero di giovani che vanno via da Avellino per non tornarci più continua ad aumentare.
Ossigeno, al centro i giovani
Ecco, con queste iniziative Ossigeno vuole rimettere al centro del dibattito pubblico cittadino giovani e lavoro, lo vuole fare senza cedere alla vana retorica, lo vuole fare, come questa sera, muovendo da storie di altri avellinesi, dal coinvolgimento dei migliori, dal confronto tra esperienze, con l’ambizione di restituire a questa comunità una nuova consapevolezza. Bisogna dire basta al disfattismo dilagante noi riteniamo che Avellino abbia il dovere di essere ambiziosa perché ha certamente delle grandi potenzialità su cui puntare per uscire da questa lenta e lunga agonia. Si deve partire proprio dalle negli onore “scatole vuote” quali l’ex Gil, Villa Amendola e Casina del Principe, mettendo in rete queste strutture in funzione di una proposta culturale integrata ma riconoscibile.
Le scatole vuote, il progetto
E poi serve nuova luce e programmazione per lo sviluppo di tecnologie, della mobilità alternativa piuttosto che al commercio, così come penso alla filiera dell’industria, ovvero ad un rinnovato rapporto tra istituzione ed aziende, attraverso una reciprocità proficua. Basti pensare all’Università del Vino. Un ateneo che si fonda su una risorsa che l’Irpinia ha di suo da tempo: vino e aziende. Troppi ritardi e poco sviluppo per questo comparto da valorizzare e rendere davvero sistemico. Abbiamo bisogno di mettere in rete le nostre risorse, di mettere in rete istituzioni, imprese e cittadini. Servono nuove economie e nuovi flussi, immaginando per esempio corsi di specializzazione post laurea, al pari del CNR. Non è vero che Avellino è una città morta, Avellino è una città dormiente,. Ma le risorse ci sono. Si deve rompere questo guscio di disincanto e rassegnazione in cui ci siamo rinchiusi. Avellino è ferma e nell’immobilismo. Una comunità che sembra essersi smarrita. Dobbiamo ripartire, farlo insieme. Si parte, si deve ripartire dai giovani».
