«Due anni fa Angelo ucciso dal freddo, vi prego salvatevi»

Sergio, l'amico del senzatetto trovato morto nel Mercatone, lancia un appello ai clochard

Avellino.  

I poveri chiamano i poveri. C’è un popolo di invisibili, di persone che, improvvisamente, si sono scoperte povere e sono finite nel baratro della solitudine e della disperazione, che si muove nelle città. Sono i poveri, i soli, i disperati, tanti stranieri, molti di più gli italiani, che per vergogna non si mostrano alle telecamere. Sono loro in queste ore di emergenza gelo a invitare chi vive, come loro, in strada a correre nei ripari che le città offrono per sopravvivere alle notti all'addiaccio.

Ad Avellino, come a Milano. Succede ovunque. E proprio loro, i cosiddetti clochard, rischiano grosso quando l’inverno si fa troppo rigido e con la neve scende il gelo in quelle case di fortuna, appoggi, ricoveri, baracche da disperati che qualcuno si ricava in centro o in periferia.

Avellino, in pochi anni, si è riscoperta una città di invisibili, diventati celebri per tragici casi di cronaca. Mario, Igor, Igor, Sergio. Clochard disgraziatamente popolari ad Avellino. Visibili nel buio di chi soffre come loro il disagio.

Esattamente due anni fa nel Mercatone dimenticato, abbandonato, nel ventre di quel gigante malato, Angelo Lanzaro moriva stroncato dal freddo.

Oggi il suo amico lancia un appello.

Sergio vive ancora in strada, di stenti e problemi. Ha visto morire Angelo. Si era accampato anche lui in piazza Kennedy quando un altro senzatetto venne dato alle fiamme, forse da ragazzini fuori controllo. Per fortuna quel senzatetto sopravvisse, ma l’incredulità di tanti rispetto a tanta violenza scuote ancora oggi le coscienze.

«Col cuore chiedo a chi vive un dramma come il mio - racconta Sergio con gli occhi lucidi -  di correre alla Caritas o al Rubilli. Dico a chi vive in strada di ripararsi e subito. Ho perso due anni fa il mio amico Angelo. Ancora oggi ci penso spesso e quando fa freddo, lo ricordo con le lacrime agli occhi. Per questo chiedo a tutti di salvarsi».