Luca è single. Alba ha la sindrome di Down. Insieme sono diventati un padre e una figlia. E il loro caso ha dato una spinta a chi vuole modificare la legge sulle adozioni. Una storia incredibile, che parla di amore e verità, diritti e forza. Questa è la storia di Luca Trapanese e della sua meravigliosa Alba. L’ha accolta quando aveva solo 7 giorni: «Un figlio disabile non è una opportunità di serie b, ma una scelta consapevole rispetto alla mia vocazione e alle mie capacità».
Alba è è stata abbandonata in ospedale alla nascita e, prima di essere adottata, è stata rifiutata da ben sette famiglie. Tutto questo prima di trovare sulla sua strada il napoletano Luca Trapanese, 40 anni, single e gay. Alba, che oggi ha 18 mesi, è la protagonista del libro "Nata per te", per Einaudi e scritto a quattro mani da Luca Trapanese e Luca Mercadante
L'amore, i diritti e la forza
Ieri sera Luca Trapanese ha fatto tappa ad Avellino. La sala incontri del corso Umberto I era gremita di persone per ascoltare una storia che ha commosso e invitato ad una seria riflessione tantissimi italiani. L'associazione Apple Pie – L'amore merita Lgbt+ ha organizzato l’incontro e ad aprire l'incontro l'associazione Puck Teatrè ha teuto una lettura teatrale per i bambini.
Presenti per Apple Pie Mara Festa; per l'Arcigay-Napoli Daniela Lourdes Falanga; per il coordinamento Campania Rainbow Edoardo Palescandalo e referenti delle Famiglie Arcobaleno.
Sono omosessuale, non mi piace nasconderlo
«Non mi piace nascondere le cose: sono gay. Alba è portatrice di trisomia 21, la sindrome di Down. Agli occhi di molti siamo “i diversi”. Rispetto all’omosessualità le cose stanno forse cambiando, quanto meno non facciamo più scandalo, ma posso dire con una certa sicurezza che la disabilità fa ancora paura, anzi sempre di più! Per me non è così. L’handicap non mi spaventa. Non so dire quanto dipenda dal mio lavoro – ho fondato più di dieci anni fa una Onlus con la quale ho messo su alcune case-famiglia e una comunità per disabili – o della mia formazione e percorso di vita: ho frequentato, fin da piccolo, la parrocchia del mio quartiere dove ancora oggi un parroco d’avanguardia mostra a tutti come vivere la fede cattolica in maniera serena, senza sensi di colpa. Negli ultimi giorni, da quando i media ne hanno dato notizia, la storia della piccola Alba con sindrome di Down e del suo papà adottivo Luca Trapanese, gay e single napoletano, non smette d’emozionare e colpire l’opinione pubblica italiana.
Nata per te
Tutto raccolto e raccontato nel suo libro Nata per te. Storia di Alba raccontata tra noi (Einaudi, Torino 2018, pp. 168) redatto a quattro mani con lo scrittore Luca Mercadante. Alba ha gli occhi grandi e e celesti, i capelli con oro e suo padre Luca non smette mai di riperterle “sei la bimba down più bella di Napoli!”. Con serenità e consapevolezza Luca Trapanese spiega come in ogni famiglia dovrebbe esserci una “diversità”, perché solo la conoscenza piena di realtà altre può donare e comprensione.
“Non fraitendetemi - spiega scherzando con la platea -. Non vorrei che le mie parole suonino come un’anatema, ma credo che solo vivendo alcune esperienze da vicino e da dentro possa concedere la maturazione di valori e sentimenti molto più alti».
Il sorriso di Alba
Alba ha la risata contagiosa da bambina felice e la disabilità non toglie niente alla sua luminosa e straordinaria bellezza. «La mia Alba - racconta Luca ha gli occhi azzurri, capelli biondissimi, nasino piccolo e schiacciato come accade a chi nasce con la sindrome di Down. Quando andiamo a spasso insieme, vedo che la sua bellezza rapisce spessissimo i passanti. I suoi colori e quella sua luce induce chi le passa accanto a guardarla. Molte volte vedo le espressioni delle persone cambiare, una volta che si sono avvicinati a noi. Vedo sempre quell’espressione come a dire : “che peccato, è una bimba Down”. Qualche volta sarei tentato di dire, comunicare, che io Alba l’ho voluta così. Io volevo adottare una bimba o un bimbo disabile, solo che non mi aspettavo fosse così piccola!”.
La fede, l'amore per il prossimo
Luca Trapanese ha avuto in affido Alba (che oggi ha 18 mesi) a poche settimane dalla nascita e l’ha adottata al compimento del primo anno. Prima che Luca la prendesse in affido sette famiglie in attesa di adozione avevano rifiutato la bambina, abbandonata in ospedale dalla mamma subito dopo il parto. Poi il tribunale scelse per lei Luca, un single napoletano che aveva chiesto di diventare padre senza porre alcun limite. Così ha avuto inizio una storia tanto bella quanto straordinaria. Luca, anzi, desiderava in particolare essere il papà di un minore disabile o vittima di violenza. Una decisione che aveva le sue ragioni profonde e che Luca Trapanese ha raccontato ad una platea folta e rapita dalla sua straordinaria esperienza, fede e umanità.
Volevo un figlio disabile
«Avevo in mente da tempo di adottare una bimba o un bimbo disabile o vittima di violenza. Era un’idea maturata in passato, con il mio compagno, dal quale poi però mi sono separato. In realtà prima pensavamo di ricorrere a una madre surrogata, poi capimmo di poter dare un’opportunità a un bambino come spesso vengono definiti “difficili”». Ma è la stessa storia di Luca ad emozionare e coinvolgere la platea avellinese. Da quando aveva 14 anni Luca ha sempre fatto volontariato e lavorato con disabili.
«Per questo ho sempre saputo di essere pronto e consapevole. Così ho fatto richiesta nel registro speciale che consente ai single di adottare in condizioni particolari».
La storia di Luca
La storia di Luca parla di amore e coraggio, impegno e volontà. Luca Trapanese ha fondato a Napoli l’associazione «A ruota libera», che si occupa di ragazzi Down, e poi «La casa di Matteo», per bambini gravemente ammalati. Infine anche «Il borgo sociale», a Marzano Appio, con tre residenze, fattoria, apicultura e tante altre attività per l’inserimento dei disabili nella vita lavorativa in piena autonomia. Luca vede alla disabilità come risorsa. «Un figlio disabile non è una opportunità di serie b, ma una scelta consapevole rispetto alla mia vocazione e alle mie capacità». E nella vita di Alba l’amore di Luca significa molto altro. No, non sono soli. C’è una super tata che la riempie di coccole, la sua madrina e ben due nonne.
Avere un figlio disabile è un'opportunità
«Qualche tempo fa sono stato legalmente adottato da una signora che ha un figlio disabile, che ora è mio fratello. Lei ci teneva che me ne occupassi io quando sarà solo e quindi ho due mamme». Alba e Luca una nuova famiglia con intorno tante figure amorevoli che rendono la vita di questa splendida bambina spensierata e colorata.
"I suoi occhi, la mia gioia"
«Era il 27 luglio quando l’ho vista la prima volta. Un’emozione enorme. Mi dissero subito di cambiarla e io lo feci. Non ho avuto problemi, facendo volontariato da sempre, e lavorando nel sociale di certo ho dimestichezza con i pannolini. La prima notte insieme l’abbiamo passata da soli, perché ho pensato che dovevo cimentarmi subito nel suo accudimento. Ho subito voluto creare un rapporto speciale. Io e Alba, noi due. Ma il primo bagnetto è stata una sorta di festa allargata. Eravamo in tantissimi a festeggiarla!».
La disabilità e la vita
«Molte volte mi sono chiesto nasce prima la disabilità o la barriera architettonica? Prima la vergogna o l’emarginazione? Prima la povertà o l’egoismo? Mi sono dato delle risposte e soprattutto provo a vivere la mia vita guardando il prossimo negli occhi senza girarmi dall’altro lato. In molte occasioni mi sono confrontato con altri genitori che hanno figli affetti da sindrome di Down. Mi dicono che sono fortunati. Molto spesso capita che un genitore non sappia e non sia preparato. Io, invece, Alba la volevo, la volevo proprio così».
L'iter legale
Luca ha spiegato anche quale è stato l’iter legale seguito per diventare il papà di Alba. «Ho prima fatto un'iscrizione al registro dei single presso il Tribunale dei Minori di Napoli, che consente di prendere in affido bambini che non riescono a essere collocati sulla base dell'art. 44 delle legge 184, che ne disciplina i casi particolari.
Il percorso di adozione
La richiesta è stata fatta a gennaio 2017 e sono stato convocato a luglio 2017. Alba mi è stata affidata prima per il periodo delle vacanze estive, mentre il tribunale continuava a cercare una coppia disponibile. Poi a settembre, non essendoci stata nessuna coppia (ben sette l'avevano rifiutata), ho iniziato il percorso di affido preadottivo con colloqui periodici con gli assistenti sociali e i giudici. Con essi valutavamo insieme il percorso che facevo con Alba. Ad aprile 2018 ho presentato la domanda di adozione speciale ex lege 184/83, art. 44, comma C e a giugno 2018 ho avuto il decreto definitivo dell’adozione».
Ma la legge è vecchia, andrebbe adeguata.
«È chiaro che la 183 è una legge vecchia - ha spiegato Daniela Lourdes Falanga -. È vecchio il concetto di famiglia a essa sottesa. Perché oggi sono moltissimi i single. La legge va rivista. Ma perché un single non può adottare un bambino normodotato ed entrare in lista come le coppie cosiddette "tradizionali”?. Si dovrebbe pensare solo al bene dei bambini, al loro diritto ad essere felici.
Le discriminazioni
Al di là dell'aspetto discriminatorio credo che sia un'ingiustizia discriminare le coppie omosessuali. Moltissimi sono in bambini in attesa di trovare famiglia. Nelle coppie etero credo che ci sia un forte desiderio di procreare. In una coppia omossessuale questo di base non c’è, anche se si può ricorrere all’estero a pratiche di pma.
Quindi per loro ci sono meno aspettative. I bambini hanno bisogno di amore, affetto, equilibrio, di avere un punto di riferimento. Che questo punto di riferimento debba essere contemporaneamente maschio/femmina non credo sia determinante per la felicità di un bambino».
