Irpinia, 28 suicidi in un anno."Bisogna curare la sofferenza"

La tragedia di Luca Zimbardo sul Ponte della Ferriera: le grate non servono a nulla

Un salto nel buio gelido di un giorno di inverno, da quel ponte maledetto e la rabbia di tanti che dicono: quelle grate sul Ponte non servono a nulla. Si è spento ieri Luca Zimbardo, ennesima vittima del mal di vivere, il 29enne che lo scorso 23 dicembre si era lanciato dal ponte della Ferriera, lato Mercatone. Luca è l’ennesima vittima del disagio, di un mese di inverno in cui i volti di chi ha deciso di farla finita si sono avvicendati in una tragica escalation, che sa di disperazione e sofferenza. 

I numeri in Irpinia

Nel 2018 i suicidi in Irpinia sono stati 24. Numeri che parlano di un vero e proprio allarme sociale. Troppi morti. Nella sequela di tragedie, l’ultima storia è stata quella di una 54enne madre di famiglia, che aveva deciso di farla finita impiccandosi nella sua abitazione a San Biagio di Serino. 

Una scia di morte che non dà tregua all’Irpinia. Il 20 dicembre a togliersi la vita era stato un 79enne di Grottaminarda. Aveva deciso di farla finita impiccandosi in un casolare. Nello stesso giorno, con la stessa modalità, un 30enne si era ucciso alla Frazione Ponte di Serino.

Le storie

Ed ancora un tentativo di una 30enne di Cervinara che aveva cercato di far esplodere la sua abitazione con il gas. Ma i suoi piani, per fortuna, erano stati rovinati dai Carabinieri, che l'avevano salvata in extremis. Domenica 23 dicembre c’era stato il caso di Luca Zimbardo.  Ma la tragica escalation non si è fermata nella giornata di Santo Stefano, quando un 24enne di Savignano Irpino ha deciso di uccidersi. 

L'emergenza

Una vera e propria emergenza. Se da un lato nei giorni di festa la percezione di disagio e sofferenza emotiva e psichica aumenta, dall’altro l’Irpinia resta una delle province, in cui l’incidenza di suicidi aumenta senza soluzioni di sorta.

Croci che si affiancano a croci. Storie che si affiancano ad altre storie. E quel ponte che unisce una periferia dimenticata, al centro di una città sopita tra i suoi mille affanni. “Bisogna curare la sofferenza, non costruire barriere inutili - commenta qualcuno all’indomani della morte del ragazzo -“.

Le barriere che non servono

La recinzione a protezione dal vuoto, su cui affaccia il Ponte della Ferriera, venne innalzata nel 2015. Venne costruita quando una ragazza di soli 23 anni venne salvata in extremis da un parcheggiatore, che la fermò prima che saltasse. Si provò a correre ai ripari a costruire barriere. Un argine che a poco nulla è servito.Luca Zimbardo ieri è morto dopo 15 giorni di agonia. Luca aveva deciso di farla finita a poche ore dal Natale, lanciandosi nel vuoto e finendo a pochi passi dal letto del Fenestrelle.  Solo poche settimane prima, il  5 dicembre, aveva compiuto 29 anni. «Innalzare cancellate è inutile - commenta l’edicolante -. Chi vuol farla finita, lo fa comunque. Servono strategie di assistenza ai giovani sempre più isolati e smarriti in una società dove tutto scorre in fretta, lasciando indietro le persone più fragili». 

Luca quel maledetto 23 dicembre ha deciso di saltare nel vuoto. Mandò un messaggio sullo smartphone della mamma per annunciare i suoi propositi. La madre non fece in tempo a fermarlo. Quando i vigili del fuoco riuscirono a raggiungerlo nel buio fitto del greto del Fenestrelle era ancora vivo. La corsa al Moscati, l’impegno e le cure di medici e sanitari a nulla sono servite. Ieri mattina il suo cuore si è fermato per sempre.