L’unica colpa di Alessandro V., 18 anni, è quella di non stare bene. Un disturbo dell’apprendimento che si è associato a crisi di ansia. Medici, medicine, tante ore di assenza. Alunno dell’I.I.S. Amatucci di Avellino, Alessandro ha rischiato di finire in quell’imbuto che poi non ti fa più risollevare. La cosa più triste è che a spingerlo giù, quasi a lasciarlo al suo destino, avrebbe voluto essere proprio la scuola, l’Amatucci.
Non cacciandolo per le sue difficoltà, quello no, ma fiaccando la volontà della sua famiglia, un poco alla volta, mettendosi a fare le battaglie legali.
Ci hanno pensato il Consiglio di Stato (ecco fin dove si è arrivati) e una avvocatessa cocciuta e documentata, Sabrina Mautone, a mettere la parola fine sulla vicenda e a far intendere al dirigente scolastico che la scuola non può, non deve lasciare nessuno indietro.
Con una Ordinanza di pochissimi giorni fa, la sesta sezione ha disposto che Alessandro venga, di fatto, iscritto alla V classe, quella che gli competeva, ritenendo che la scuola, nonostante un mare di carte e documenti, non avesse mai attivato tutti gli strumenti (previsti per legge) didattici a suo favore.
In particolare, i giudici hanno rilevato che nessun progetto “Scuola in ospedale e a domicilio” fosse stato applicato dalla Amatucci, nonostante previsto nel piano triennale di offerta formativa, ad Avellino così come in tutte le altre province d’Italia.
Alessandro, via da scuola per problemi, avrebbe dovuto essere seguito a casa e rimesso in pari con tutti gli altri compagni di classe con un programma dedicato e non bocciato, lasciato in IV, per il numero delle assenze accumulate, come un qualsiasi altro alunno non problematico.
Lo hanno dovuto ordinare i giudici del Consiglio di Stato. Contro la scuola. Ora uno si chiede il vero malato, in questa storia, chi è?
Forza Alessandro. Grazie Sabrina.
