Screening sulla presenza di amianto in città, scattano i controlli. Il comune di Avellino ha disposto la pianificazione economica delle iniziative necessarie per le ultime bonifiche. Ad imprimere l’accelerata l’indagine dei Carabinieri Forestali.
Due gli arrivi dei militari in Comune per acquisire i materiali necessari. Una comparsa non passata inosservata nei settori Ambiente e Lavori pubblici.
Una indagine per accertare le ragioni della persistenza dell’eternit sui prefabbricati costruiti subito dopo il terremoto del 1980. Dopo anni di ritardi e rallentamenti scattano finalmente i primi interventi. Il tavolo intersettoriale costituito dal commissario Giuseppe Priolo ha realizzato una prima mappatura della presenza del materiale pericoloso in città. E’ stato incaricato il comparto ragioneria di trovare i fondi necessari per avviare i controlli sull’aria per far scattare gli interventi di sostituzione edilizia o di rimozione.
Si è partiti dalla ricognizione dell’amianto in città. La legge imponeva da anni la rimozione e sostituzione. Un provvedimento del 1992 non rispettato in alcuni casi. Insomma, ci sono ancora case con coperture di cemento e amianto su cui intervenire, su cui intervenire subito. La mappa parla chiaro. Il problema c’è in molte zone da Quattrograna Ovest a via Giulio Acciani, passando per via Nicolodi e via Amatucci.
E ci sono anche le ditte attualmente al lavoro su tre edifici di Quattrograna ovest. In via Acciani si attende lo start and go dei lavori. La riqualificazione, nei fatti, non è ancora partita nonostante il via libero al Bando Periferie. Ma si tratterebbe di attendere solo pochi giorni per vedere gli operai all’opera.
Restano invece fermi al palo i procedimenti per quattro edifici di Quattrograna ovest. Qui i fondi sono stanziati, ma le procedure procedono assolutamente a rilento. Le cose vanno anche peggio per le opere di bonifica o sostituzione edilizia nei prefabbricati pesanti di via Nicolodi e quelli di via Amutucci. Un caso che si consuma in centro città.
Se nel primo caso le risorse non ci sono, nel secondo si consuma il dramma dei sei milioni di risorse perdute. Sei milioni di fondi persi per le difficoltà connesse incontrate nello spostamento delle 60 famiglie residenti in altre case. E continuano i controlli sulla qualità dell’aria proprio in queste zone.
Verifiche mirate per accertare lo stato dell’aria in questi quartieri, strade, rioni dove insistono le case con le coperture di amianto. Insomma, gli esperti sono a caccia di fibre aereodisperse nell’aria. Uno screening necessario per capire quale sia lo stato di salute dell’aria.
Il tavolo attivato dal commissario sarà deputato non solo ai controlli, ma anche a rintracciare risorse disponibili.
Insomma, a 40 anni dal sisma il comune va avanti. Sullo sfondo le proteste dei residenti. “Non sono case, ma bare” hanno più volta tuonato gli abitanti delle case con i tetti di amianto. Le storie dei rioni, delle case popolari sono un pò sempre le stesse. Si parla di numeri, di morti, di croci. Gli abitanti di quelle case venute sù per far fronte all’emergenza del dopo terremoto spiegano come proprio in quei fabbricati le morti per tumore, per l’aria malata sarebbero troppe. Una sequenza senza fine. I cittadini chiedono risposte ad horas dopo anni di imperdonabili silenzi e ritardi.
Sullo sfondo l’indagine in corso, con due arrivi dei carabinieri in comune. I fari degli organi inquirenti sono puntati sugli eventuali ritardi accumulati nella sostituzione e rimozione, a distanza di 39 anni dal terremoto dell’80 dei prefabbricati pesanti, alla ricerca di eventuali inadempienze.
Un affare non da poco, su cui ora si punta ad accelerare, a risolver e a fare chiarezza .
