Fierro: "Profondo sconcerto per la lista di Oreste Montano"

Duro intervento di Lucio Fierro ex presidente Alto Calore Patrimonio

fierro profondo sconcerto per la lista di oreste montano

Riceviamo e pubblichiamo

Avellino.  

"Pur non avendo alcun ruolo istituzionale che legittimi il mio intervento, per onorare quello che, a torto o a ragione, ritengo essere stato un passato di battaglie tese a fare dell’Alto Calore una azienda al servizio dei cittadini e non un carrozzone per elargire prebende a scapito dell’utenza o riscuotere tangenti, ritengo doveroso intervenire rispetto ad una notizia appresa con ritardo." Si apre così la nota di Lucio Fierro
ex presidente Alto Calore Patrimonio.

"Profondo è lo sconcerto nel leggere della intesa, che ha partorito una lista “unitaria” per il governo del distretto Calore Irpino dell’ente idrico Campano, tra le destre beneventana e irpina e la parte del Pd che fa riferimento a Del Basso de Caro, con la complice distratta copertura  di ciò che resta del Pd stesso. Lo sconcerto è per la presenza in lista di Oreste Montano.

Si tratta di un personaggio sempre e per lunghissimo tempo presente nelle vicende, in verità per gran parte poco nobili, del vecchio Alto Calore. Egli fu destituito, all’epoca, da direttore, a seguito dello scandalo per le tangenti riscosse sugli appalti, storia la cui lontananza nel tempo ne ha, a quanto pare, determinato la cancellazione dalla memoria collettiva. Il ruolo non marginale del Montano in quello che fu, assieme all'omologo scandalo dei “prefabbricati pesanti”,  il modo eclatante di stare dell'Irpinia nel calderone di Tangentopoli, non fu da alcuno mai messo in discussione, a partire dal Montano stesso, se un senso pur lo dobbiamo dare al fatto che “patteggiò” la pena.

L'infedeltà del massimo dirigente dell'ente idrico oggi sembra essere del tutto irrilevante, se si ritiene che non esista neppure una discriminante morale che renda inopportuno affidargli oggi il destino dell'Alto Calore.

Questo va a vergogna non tanto per l'interessato che non ha mai provato il pudore di starsene in disparte, ma sopratutto per un certo ceto politico immemore di come scelte scellerate di questo tipo veicolano un devastante messaggio implicito che sia “normale” il depredare i beni pubblici, come sia obbligato il Daspo per il tifoso violento e non l'allontanamento dalla pubblica amministrazione dei funzionari infedeli.

Questo è il segno ulteriore di quanto profondo sia il distacco di questo ceto politico, quasi “casta” sorda al comune sentire dall’opinione pubblica che viene così buttata nelle braccia di un qualunquismo che ha già portato al disastro degli ultimi passaggi elettorali e che è parte non secondaria della legna che alimenta la montante richiesta di “un solo uomo al comando”. 

Allo sconcerto si somma una preoccupazione molto seria. Essa nasce dalla intuibile base su cui si fonda l'indegno connubio del Pd con la destra, se riusciamo ad intuire come l'accordo sia stato tessuto dal burattinaio De Caro di cui gli orientamenti sul destino dell'acqua irpina sia noto da tempo. E' difficile, infatti, immaginare di non essere di fronte alla riproposizione di una privatizzazione sotto il segno di un assorbimento dell’Alto Calore in Gesesa (azienda privata che gestisce la rete idrica beneventana), che fu già bloccata per il passato, e che essa, benché negata, non sia il collante vero dell’operazione.
Se questo è, a tutti coloro cui sta a cuore che l’acqua non cessi di essere bene comune e che non si ri-perpetui un asservimento degli strumenti di gestione idrici a lobby affaristiche, l’invito a riprendere con rinnovato impegno una battaglia che ha il consenso vero di stragrande parte del popolo irpino.

Al Commissario irpino del Pd, l’invito a dirci cosa ne pensi e, del caso, a muoversi proprio dalla riproposizione del binomio acqua pubblica, pubblica moralità, sapendo che incontrerà orecchie attente e disponibilità diffuse a stare in campo."