Ciarcia e il mondo dove i debiti li pagano gli altri

La puzza delle cose sporche arriva pure se indossi la toga

ciarcia e il mondo dove i debiti li pagano gli altri
Avellino.  

Ciarcia è come Mauriello. Difende l'indifendibile. Continua a parlare di Alto Calore che ha finalmente “riparato” il bilancio: ora mostrerebbe segni di ripresa. Poi, però, non spiega la montagna di milioni di debiti che si ritrova chi la dovrà pagare e con quali soldi.

Soprattutto, Ciarcia si guarda bene dal riferire grazie a chi i 140 milioni di euro di debiti si sono accumulati.

Come il presidente dell'Avellino, Mauriello, uscito scuro in volto dal tribunale perché De Cesare ha finalmente capito che dallo sport se ne deve andare. Ostinatamente, lui voleva continuare a gestire un giocattolo che non pagava e che, alle spalle, si ritrova una montagna di problemi finanziari da risolvere: senza più nessuno che nei posti giusti avvelena i pozzi.

È un mondo che ripiega su se stesso. Senza senso. Senza mai una responsabilità. Senza mai conseguenze.

Ciarcia non può negare, per il ruolo che ha avuto in passato, di avere piena coscienza di come funzionassero le cose. Non potrà mai essere considerato un vero risanatore, visto che prima stava dalla parte di chi doveva vidimare quello che accadeva.

C'è qualcuno che veramente crede che l'ente si sia ritrovato con le pezze al sedere perché i costi energetici sono lievitati?

C'è qualcuno seriamente convinto che l'Alto Calore abbia 140 milioni di debiti perché l'Acquedotto pugliese prende gratis l'acqua che poi rivende a peso d'oro arricchendosi?

C'è qualcuno che onestamente attribuisce ai quarant'anni di totale miopia sulla manutenzione seria delle reti il precipitare in una crisi che ha spaventato persino un colosso come Cassa Depositi e Prestiti?

Adesso si attaccano all'acqua pubblica, ai sermoni di Padre Zanotelli, al ruolo “dell'inascoltato” Ente idrico campano che adesso il sindaco di Solofra è stato chiamato a rappresentare, dimenticando che se non si mette mano al bisturi e si va a capire dove si è formata la metastasi, rimuovendola, la malattia resta.

Ora vanno in scena i depistaggi, le finte soluzioni.

Vignola viene invocato da Ciarcia come taumaturgo ma tutti sanno che il sindasco guida l'Eic perché eletto in rappresentanza della componente di Enzo De Luca del Pd, lo stesso che prima di una tornata elettorale prese centinaia di dipendenti dell'Alto Calore e li trasformò nei privilegiati tra più privilegiati d'Italia. Vicenda sottolineata in diverse “due diligence” con numeri stupefatti da tanto ardire.

Era allora che i sindacati, gli stessi che adesso si schierano in difesa dell'onorabilità del “Consorzio”, avrebbero dovuto parlare. Era allora che chi ora dà del pazzo al consigliere comunale Amalio Santoro, perché schierato a favore del fallimento, doveva fare barricate.

Ora è troppo facile. Come fa comodo fare i verginelli puri e immacolati del tribunale dopo che per vent'anni (20 anni) si è consentito – senza mai accorgersi di nulla, senza mai dire una sola parola – di far gonfiare di milioni sempre gli stessi.

Uno può continuare a fingere che il mondo sia tutto pulito a un metro dal proprio culo, ma poi la puzza arriva lo stesso, pure se indossi una toga.