Venti pagine firmate dal pm Teresa Venezia dalle quali emergerebbe una gestione personalistica del teatro Gesualdo di Avellino (dal 2013 al 2016), segnata da assegnazioni e proroghe di servizi senza il rispetto dei principi di rotazione e di trasparenza, ma soprattutto da un "buco" di circa 110 mila euro, un ammanco pesante negli incassi, senza che gli organi di controllo adottassero gli opportuni provvedimenti.
Gli avvocati difensori dei 10 indagati tra cui l'ex presidente del cda del teatro Luca Cipriano dovranno smontare il castello accusatorio: peculato, abuso in atti d’ufficio, concorso in atti d’ufficio e falso ideologico. Cipriano si dice sereno:" Ho sempre agito nella legalità e lo dimostrerò nell'udienza preliminare dell'11 marzo quando il gup dovrà decidere sul rinvio a giudizio".
Intanto l'ex assessore alla Cultura Michela Mancusi, anima di tante iniziative dello zia lidia social club in collaborazione con il Gesualdo, si augura non entrando nel merito processuale della vicenda che presto il Massimo avellinese possa tornare ai fasti di un tempo."Credo che la giustizia debba fare il suo corso, non mi esprimo sulla vicenda perchè c'è solo una richiesta di rinvio a giudizio, non c'è una sentenza definitiva. Sappiamo che negli anni in cui siamo stati al Gesualdo abbiamo portato il nostro contributo, erano gli anni in cui il teatro si era allargato alle esperienze cittadine e ci auguriamo che il Gesualdo torni ad essere questo, la casa delle associazioni".
