"Oltre 100 i femminicidi dall’inizio dell’anno, uno ogni tre giorni. I numeri del fenomeno in Italia e i provvedimenti adottati per contrastarlo. Lotta alla violenza contro le donne. ?La parola femminicidio suona male. Però serve. Definire in modo appropriato la categoria criminologica del delitto perpetrato contro una donna perché è donna, è necessario. Per capire e spiegare meglio contesti, cercare di non banalizzare il fenomeno e di non ridurlo a una invenzione mediatica. Anche perché i numeri parlano chiaro."
A parlare è Mercedes Russo di Grottaminarda, giovanissima sociologa irpina, specializzata in devianza sociale e criminale alle Federico II di Napoli.
"A giugno Camera e Senato hanno avviato un iter legislativo per contrastare la violenza sulle donne: attraverso la ratifica della convenzione di Istanbul e della presentazione ad agosto di un decreto legge, convertito in legge pochi giorni fa. Provvedimento che, però, ha attirato su di sé svariate polemiche e che ha subito continui rinvii nella sua finalizzazione.
La parola. Il termine femminicidio si usa quando in un crimine il genere femminile della vittima è una causa essenziale, un movente, del crimine stesso, nella maggior parte dei casi perpetuato all’interno di legami familiari. Donne uccise dai fidanzati, mariti, compagni, ma anche dai padri a seguito del rifiuto di un matrimonio imposto o di scelte di vita non condivise. Come ricorda l’esperta e avvocato Barbara Spinelli, consulente dell’Onu in materia di violenza sulle donne (autrice del libro "Femminicidio, dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale"), questa parola non se la sono inventata i giornali.
Negli anni ’90 una antropologa messicana di nome Marcela Lagarde ha analizzato le violenze perpetuate sulle donne messicane individuando le cause della loro marginalizzazione in una cultura machista e in una società che non dà tutele dal punto di vista giuridico, con indagini lasciate pendere e con lo stupro coniugale non considerato come reato. Lagarde è la teorica del termine femminicidio. In esso, oltre all’omicidio, racchiude anche tutte le discriminazioni e pressioni psicologiche di cui una donna può essere vittima. Lo definisce così: “La forma estrema di violenza di genere contro le donne – scrive Lagarde – prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine che comportano l’impunità tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa."
E Mercedes Russo, ha avuto modo di conoscere Aryarca, Mariarca Panico, giovane promessa della musica italiana, reduce da Sanremo giovani con un brano proprio sulla violenza contro le donne. Ecco la sua storia e le emozioni legate alla passione e all’avventura musicale.
"Il canto è la mia passione, passione che coltivo da ben 7 anni. Ho iniziato a prendere lezioni di canto quando avevo appena 11 anni e fin dall’inizio L'entusiasmo non è mai mancato. Col passare del tempo sono riuscita a migliorare sia dal punto di vista tecnico che soprattutto dal punto di vista personale.
All'età di 15 anni ho iniziato a lavorare al mio primo singolo e dal quel momento sono riuscita a definire il mio percorso che ha costruito la persona che sono oggi.
Amo ciò che faccio , è sempre stato il mio più grande desiderio vivere di musica. Apprezzo ogni cosa di questo mondo, ogni suo aspetto persino quelli più complessi, perché sono proprio questi che conferiscono ulteriore particolarità a questo mondo.
La mia passione è stata da sempre accompagnata dalla determinazione. Avevo sempre avuto il desiderio di poter ad un singolo mio. Così mio padre decise di realizzare il mio desiderio coltivandolo da allora proprio come se fosse suo.
Le soddisfazioni ci sono state indubbiamente ... ma ognuna di esse è stata il frutto di tanta attesa e duro lavoro. Indipendentemente da tutto pero quando c’è amore e passione per ciò che si fa , anche il minimo risultato è pur sempre una vittoria.
Studio canto da 7 anni. Il mio percorso di studi è stato col tempo perfezionato e potenziato. Studio ancora oggi e credo che continuerò dal momento che al miglioramento di noi stessi non c’è mai fine.
Una cosa imporrate che ho imparato col tempo è che non bisogna mai arrendersi, mai permettere a qualcuno o a qualcosa di distruggere i tuoi sogni... nonostante le innumerevoli difficoltà. Dunque è questo ciò che ho imparato è ciò che consiglio al lettore.
Vorrei ringraziare mio padre che è stato da sempre il mio primo fan, la prima persona che mi ha appoggiato al massimo in questo percorso e ha fatto sì che potessi lavorare con persone splendide con le quali oggi lavoro.
La musica cambia sempre di più senza accorgercene la musica di ogni anno non è mai come quella degli anni precedenti spero che questi cambiamenti riescano sempre ad essere positivi. Sembra strano ma tra 10 anni mi vedo proprio come sono oggi, ricca di energia ed entusiasmo per ciò che faccio è ciò che farò, sicuramente sarà così."
