«Dovremmo contare anche chi nasce, non solo chi muore in questo momento di pandemia, allarme, emergenza sanitaria. È la vita che sboccia, ostinatamente, sempre e comunque. E c’è da riflettere sul senso di questo momento storico». Nel reparto di ostetricia e ginecologia del Moscati di Avellino mamma Rosa ha dato alla luce la sua piccola. Partorire al tempo del Covid significa farlo senza l’assistenza costante di un parente, un marito. Nei reparti vige l’assoluto divieto di visite che restano contingentate a mezz’ora al giorno tra le 13 e le 14. Misure contenitive per arginare il contagio da coronavirus, che vede, per ora, i padri avvisati del parto imminente ma per i quali l’accesso nella sala parto non è consentito.
“L’ho vista ho pianto tutte le lacrime che non avevo pianto nella mia vita. Lacrime di gioia, certamente, ma anche di liberazione”. Per mamma Rosa nessun contagio e nessun rischio in reparto. Ogni fase è trascorsa serenamente e in piena sicurezza. Un parto sereno per lei, in quella che il primario Struzziero ha definito l’isola felice del Moscati, “dove sorriso e calma devono essere trasferite ad ogni donna in dolce attesa”. “Mi sono sentita impaurita, frastornata, racconta mamma Rosa - ma poi le emozioni negative hanno fatto posto a quelle positive. Mi sono sentita coccolata, amata, benvoluta. Sono stati tutti affettuosi e premurosi, sapendo che, comunque, in questo particolare momento storico di pandemia, ero sola in reparto nelle mie notti e attese, paure e momenti dopo il parto”. La piccola e la sua mamma stano benissimo. Presto torneranno a casa. Intanto il primario spiega : abbiamo avuto 90 parti in un mese, un record. C’è da riflettere. Qui c’è vita, una buona speranza per tutti noi”. Nel reparto intanto i percorsi riservati ad eventuali mamme covid è stato predisposto e due settimane addietro da una mamma positiva al virus è venuto alla luce Mario. Un neonato bellissimo e in piena salute. Anche i tamponi effettuati nei giorni successivi alla sua nascita, hanno confermato la sua negatività al virus. Nelle ultime settimane diversi ospedali italiani hanno iniziato a modificare la routine della nascita: molte strutture, come il Moscati, hanno predisposto delle aree separate, isolate, dove accogliere le donne positive al Covid-19, alcune hanno fortemente limitato l’accesso a nonni, parenti e amici, consentendo solo ai papà di stare in corsia aspettando l’arrivo del neonato. In altre anche l’acceso ai padri ha subito restrizioni. Ovunque niente fiori, regali, palloncini, fiocchi e nastrini. Altre hanno addirittura ridotto la presenza dei padri, consentendo loro di far visita alle madri solo in determinate fasce orarie.
