Il Piano strategico di Avellino è ufficialmente terminato. Venerdì mattina al Comune è stata prodotta la nota di trasmissione che ne sancisce la conclusione dell’iter di formazione che ora dovrà confluire nella procedura per l’esame e l’approvazione. La sua costruzione, tassello dopo tassello, è stata molto travagliata, almeno fino all’autunno scorso. Ciò anche a causa dell’attesa per la nuova legge regionale sull’Ambiente. Poi l’accelerazione con il lavoro fatto dallo staff di professionisti voluto dal sindaco insieme ai dirigenti e agli assessori comunali. Tante riunioni per confrontarsi su ogni aspetto e tirare fuori le idee migliori nel solco di quello che è stato stabilito come il traguardo finale a cui tendere.
Per il capoluogo irpino il nuovo modello di città che l’amministrazione e i suoi consulenti hanno immaginato è quello di “porta della ruralità” dell’intera Provincia. Una scelta che dice poco in linea teorica e va compresa sul campo, alla prova dei fatti. Lo scopo, infatti, non è solo quello di riappropriarsi di un ruolo, quello di punto di riferimento in Irpinia, ma anche, e soprattutto, ritrovare una funzione ormai persa negli anni. Un concetto che va applicato e poi capito. In sintesi, si tratta di immaginare Avellino come un polo di interessi ed attrazione capace di fornire un percorso della sua evoluzione che passi per i monumenti storici e i suoi prodotti, le sue tradizioni e le eccellenze del territorio. Una vetrina che metta in mostra la città come centro di una provincia assolutamente appetibile e attrezzata da un punto di vista turistico. Un tutt’uno fatto di panorami mozzafiato, oasi naturalistiche, enogastronomia e cultura contadina.
Da questa base, però, si sviluppano una serie di discorsi diversi che toccano molteplici aspetti. Primo fra tutti quello della centralità e del coordinamento dell’Area Vasta (Avellino, Atripalda, Mercogliano e Monteforte Irpino) sia per quanto concerne il piano traffico che per quello commerciale e dei rifiuti. Ma soprattutto per i progetti che possono essere realizzati con i fondi europei destinati ad una realtà non più di 60mila ma di almeno di 100mila abitanti. Un elemento che sposta decisamente più in alto l’asticella delle opere pubbliche, delle infrastrutture e degli interventi di interesse comune per cui si possono chiedere i finanziamenti alla Regione Campania.
Entro la prima decade di luglio dovrebbero svolgersi l’ultimo summit riepilogativo e la successiva riunione di giunta che approverà il progetto prima di portarlo in consiglio comunale. E proprio durante un’assise ad hoc di Palazzo di Città (molto probabilmente prima della seduta sul bilancio di previsione) il Piano Strategico sarà illustrato all’aula, sottolineandone i punti cardine. Solo allora tutti potranno avere una visione più concreta di quelli che sono gli obiettivi perseguiti dall’amministrazione Foti per il futuro di Avellino.
Alessandro Calabrese
