Lotta al covid, l'esercito dei volontari del vaccino italiano dello Spallanzani scende in campo ad Avellino. E' un volontario con il sorriso e con la voglia di fare la propria parte nella lotta al Covid, Ugo Ieppariello 44 anni avellinese doc, che è uno dei 50 primi volontari del vaccino Reithera, partita all’ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino.
“Oltre che felice sono emozionato perché il mio ospedale è tra i 27 centri selezionati per la sperimentazione, tra l’altro di un vaccino made in Italy”. Ugo racconta la sua determinazione sin dai mesi scorsi nel voler dare il suo contributo.
“Nella prima fase all’ospedale Spallanzani di Roma mi ero già proposto, presentando una mia candidatura - racconta con malcelata emozione-. Credo nella scienza, nella ricerca, nella capacità di medici e professori. Non si può non dare il proprio contributo rispetto a tutte le persone che in questi lunghissimi dodici mesi hanno lavorato senza sosta per trovare la cura, il vaccino. Parlare, promuovere, valorizzare la ricerca contro il covid e divulgando la necessità di una completa campagna vaccinale è una operazione fiducia che ogni cittadino deve fare, per portare avanti e incentivare la cultura della lotta scientifica durante la pandemia”. Nelle parole di Ugo il racconto e ricordo delle tante vittime piante in Irpinia, nella città di Avellino.
“Quando mi hanno iniettato la dose, devo ammetterlo, ho pensato ai tanti morti di questi mesi - spiega -. Al Moscati ieri ho vissuto una emozione molto forte di gioia, miscelata al senso di autorevole responsabilità come cittadino italiano in guerra contro il Covid. Sì perché questa è una guerra e ognuno di noi deve comportarsi da vero soldato. L'ho fatto perché rientravo nelle categorie richieste: l'età, lo stato di salute generale, non ho contratto ancora il virus.
L'ho fatto, dunque, perché potevo farlo. Perché il mio profilo è ritenuto interessante dal personale medico per sperimentare gli effetti del vaccino”. Ugo sta bene, non ha avuto alcuna reazione. Sono una cinquantina i volontari, tra loro molti irpini, che sono stati arruolati dalla città ospedaliera di Avellino, individuata tra i 27 centri clinici (26 in Italia e uno in Germania) per partecipare alla seconda fase dello studio del composto sviluppato dall’azienda farmaceutica ReiThera in collaborazione con l’istituto Spallanzani di Roma.
«È una cosa che avrei voluto fare da tanto tempo, ma fino a questo momento non c’era stata la possibilità di un simile esperimento. Mi sono trovato benissimo al Moscati dove mi hanno assistito il dottore Leone, Romano, un incredibile staff di medici e infermieri calmi, impeccabili e che mi hanno trasmesso tanta serenità. E’ stato bello trovare durante l’attesa anche un amico, l’ex calciatore Carmine Cerchia. Un grazie particolare lo dedico a Carmine un infermiere, non conosco il suo cognome, che ha iniettato la dose. E’ riuscito a non farmi sentire alcun dolore».
