Altro che boom di nascite per il covid. Siamo in pieno inverno demografico, con la denatalità che avanza spietata in un paese che si scopre sempre più vecchio.
“E' l'effetto covid con sempre meno nati, sempre più morti in Italia (a causa della pandemia da Coronavirus) – spiega il primario del reparto di fisiopatologia della riproduzionedell'Azienda Ospedaliera San Giuseppe Moscati, Cristofaro De Stefano -. Lo dice l’Istat analizzando i dati nazionali dello scorso anno. Per il primario, ospite in studio del direttore di Ottochannel Tv Pierluigi Melillo nella rubrica Punto di Vista - più cause concorrono a segnare il record in negativo.
Effetto covid, più morti e meno nati
“L’anno appena trascorso a livello nazionale – spiega De Stefano – segna nei fatti un doppio record negativo: il nuovo minimo storico di nascite dall'Unità d'Italia e il massimo storico di decessi dal secondo dopoguerra: -3,8% nascite, con quasi 16 mila in meno rispetto al 2019 e +17,6% decessi, con 746.146 persone cancellate dall'anagrafe, quasi 112 mila in più rispetto al 2019. Il calo nel 2020 in Italia parla di un saldo negativo da capogiro, complici i decessi da covid. Dati che ridisegnano gli equilibri tra nascite e morti nel nostro paese”.
La denatalità resta un fenomeno sociale difficile da comprendere e definire, articolato nelle sue motivazione e sviluppo.
I fattori, la denatalità
“Questo fenomeno è complesso, ed è iniziato da molti anni – spiega De Stefano -. Fattori economici, sociali, sanitari e antropologici concorrono. Nel nostro paese si possono con chiarezza rintracciare precise zone nelle aree interne, penso ai paesi del Sannio, Irpinia e della zona del molisano, in cui la denatalità avanza impietosa, innescando il graduale e inesorabile spopolamento, ad esempio, della dorsale appenninica. L’abbandono del territorio innesca un inesorabile effetto domino con l'assenza progressiva di fasce giovani di popolazione che possano concorrere alla produttività e sviluppo territoriale. Una popolazione che invecchia, nei fatti, diventa anche più gravosa da aiutare e sostenere”.
Meno matrimoni e migranti: meno nati
Ma a definire e modulare i tassi di natalità sul territorio concorrono anche i flussi migratori. “Tutti questi dati hanno amplificato la tendenza al declino di popolazione in atto dal 2015. C’è stata anche una forte riduzione dei movimenti migratori senza dimenticatre che è crollato il numero dei matrimoni celebrati – spiega il dottore De Stefano -.
Il senso di sfiducia, la pademia
Il senso di sfiducia generato nel corso della prima ondata, soprattutto al Nord, può aver portato alla decisione di rinviare la scelta di avere un figlio. Al contrario, il clima più favorevole innescato nella fase di transizione può avere avuto effetti benefici transitori, poi annullati dall’arrivo della seconda ondata”.
Ma il clima di paura e disagio legato alla pandemia, insieme all’insicurezza economica che ne deriva, potrebbero far rinviare i progetti di molte coppie che vorrebbero creare una famiglia. Senza dimenticare la campagna vaccinale in corso sulla quale sono tante le domande che coppie in cerca di un figlio si pongono più di una domanda.
La ricerca della gravidanza e il vaccino
Per il professore De Stefano, tra i massimi esperti della medicina della riproduzione, la campagna vaccinale resta la priorità assoluta da perseguire. “Anche una donna alla ricerca della gravidanza deve vaccinarsi con fiducia e tempestività – spiega il dottore De Stefano -. Ci sono posizioni chiare e definite della società italiana dei ginecologici che precisano come vaccinarsi sia la priorità assoluta. Gli studi in corso non confermano rischi, ma si consiglia un mese di attesa dal vaccino. Anche le donne che assumono la pillola contraccettiva, non devono avere alcuna esitazione o timore per il sopraggiungere di rischi. Per le donne in gestazione, che attualmente non vengono vaccinate, si aspetta il completamento di alcuni studi e sono in corso alcune sperimentazioni in attesa del semaforo verde”.
Il dottore De Stefano invita tutti dunque a seguire le regole e a vaccinarsi secondo le disposizioni dettate.
Meno cure e prevenzione: i danni del covid
“Da un anno viviamo un’emergenza sanitaria senza precedenti. Le persone tendono ancora oggi a curarsi di meno, a fare meno screening e prevenzione. Anche il nostro reparto nella prima fase dell’emergenza sanitaria ha vissuto fasi di interruzione dei trattamenti, che erano stati inquadrati come non in emergenza. Da dicembre fortunatamente non abbiamo subito alcuno stop in reparto. Fermare le tecniche di fecondazione assistita, per dare contezza della cifre e numeri che ruotano intorno a reparti come il nostro, ha un diretto riflesso sui numeri nazionali che riguardano i nuovi nati. Basti pensare che il tre per cento dei nuovi nati è riferito a tecniche di fecondazione assistita. Cifre consistenti che parlano di circa 1100-1200 nati al mese. Una possibilità di nascita, che garantisce, conti alla mano, cifre considerevoli”-
La telemedicina
Nel reparto guidato dal dottore De Stefano un altro eccellente primato. Quello di primo reparto che in Italia ha avviato la telemedicina.
“Un sistema di assistenza e consulto efficace, sicuro, immediato. A marzo ci siamo confrontati con gli altri reparti italiani per parlare dell’utilizzo di questo strumento, assolutamente innovativo e funzionale. Il risultato è stato eccellente in termini di efficacia. In altri stati, penso alla Gran Bretagna, già prima del covid veniva utilizzato per assistere donne in gravidanza di aree remote. Una lezione da tener presente, per utilizzare questo strumento anche dopo aver superato l’emergenza sanitaria. La parola sanità sarà sempre più connessa al concetto di erogazione digitale delle prestazioni sanitarie attraverso i canali del web”.
Il progetto Landolfi
Sullo sfondo il progetto di realizzare un centro di alta specialità per la procreazione assistita al Landolfi di Solofra, di cui lo scorso sabato il presidente della commissione sanità Enzo Alaia ha parlato lo scorso sabato.
“Sarebbe una grande opportunità per il territorio, per la prestazione sanitaria di alta specialità in un territorio di ricchezza per impresa e innovazione dello sviluppo. Senza contare che si tratterebbe di un primo centro in Italia, che diventerebbe riferimento sempre più nazionale per tutti gli studi che ruotano intorno all’argomento della riproduzione, fertilità di coppia e molto altro”.
La preservazione dei gameti, la rete per l'oncofertilità
Intanto il reparto di fisiopatologia della riproduzione del Moscati resta centro di riferimento nella hub regionale con la Federico II per la preservazione dei gameti per i pazienti oncologici.
“Arrivano pazienti da tante regioni. Uno strumento importantissimo che mira ad offrire a pazienti con problemi oncologici la possibilità di preservare la propria fertilità attraverso la crioconservazione di spermatozoi e ovociti. Presto presenteremo un nuovo importante progetto che allargherà ulteriormente questa rete per l’oncofertilità nella nostra regione, nel segno di una sanità pubblica di alta specialità al servizio dei cittadini”.
