“Non abbiamo neppure i soldi per comprare i libri ai nostri figli e tra noi c’è chi non riesce più a mettere un piatto a tavola.”
E’ la rabbia degli operai idraulico forestali, che da 30 mesi non percepiscono le mensilità. Ogni giorno poco dopo le quindici tornano a gruppi dalla baronia dove stanno svolgendo una serie di interventi. Fermiamo un’auto sulla fondo valle a Flumeri: “Siamo costretti a lavorare per non essere licenziati, loro giocano su questo. E’ una presa in giro, un brutto gioco che ci sta portando all’esasperazione.” Parla un operaio di Greci: “Non riesco neppure ad andare da un dentista per curarmi, la salute può attendere, ci stanno trattando peggio delle bestie.” La delusione contro la politica è altissima: “Hanno fallito tutti su questa vertenza, Caldoro prima e come lui oggi anche De Luca che in campagna elettorale, aveva promesso mari e monti. Non ha mosso un dito finora, noi siamo ancora qui con gli stessi problemi che lui ha sfruttato per raccogliere voti, quando ad Avellino annunciò che la questione forestali, sarebbe state una priorità, la prima vertenza da risolvere. E chi lo ha visto o sentito più.”
Un settembre che si annuncia piuttosto caldo presso la sede di via Fontanangelica. “Stiamo programmando le varie iniziative di lotta, lo scorso natale lo abbiamo trascorso sul tetto, senza avere un minimo di solidarietà da parte della politica e dai sindaci del territorio, fatta eccezione del primo cittadino di Casalbore Raffaele Fabiano.” L’unico che per la verità ha mostrato in più occasioni e modi solidarietà a questi operai. I vertici della Comunità Montana dell’Ufita, stanno ignorando da sempre la loro protesta: “Continuano a trattarci come stracci, questa sciagura è causa dei loro sprechi, dalla gestione Ciasullo a quella di Famiglietti. Sono stati avvantaggiati i privati, realizzate opere con il cemento, quando invece bisognava eseguirle solo attraverso interventi idraulici forestali, si è pensato a fare viaggi all’estero e ne potremo elencare tanti di sprechi. Polizia e carabinieri intanto sorvegliano attentamente le varie forme di protesta giornaliere davanti alla sede dell’ente, ma la tensione è altissima e se non vi saranno risposte concrete, il rischio di una sommossa popolare è solo dietro l’angolo.
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Gianni Vigoroso
