Avellino, Referendum, al Carcere Borbonico il fronte del "Si" per la separazione

L'iniziativa è stata organizzata dal presidente del Coa di Avellino, Fabio Benigni

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Avellino.  

di Paola Iandolo 

Referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati: il consiglio dell'Ordine degli avvocati di Avellino, presieduto dall'avvocato Fabio Benigni ha aperto i lavori. Primo incontro organizzato con i sostenitori del "Si", al quale farà seguito un altro incontro con i sostenitori del "No". I lavori infatti sono stati aperti con questa premessa, dopo le polemiche scoppiate nei giorni scorsi. "Non si tratta di una questione politica. Lo è diventata, ma si tratta di una battaglia che l’avvocatura porta avanti da tantissimi anni, in particolare l’Unione delle Camere Penali" ha precisato il presidente Fabio Benigni. Ritengo che il nostro compito, la nostra funzione, sia anche quello di fare chiarezza, promuovendo dibattiti che possano coinvolgere i rappresentanti dell’avvocatura. Abbiamo iniziato questo percorso a novembre, coinvolgendo i rappresentanti di entrambe le posizioni.

Oggi ci saranno i rappresentanti del sì e organizzeremo anche altri convegni con i rappresentanti del no. A prescindere da quelle che sono le opinioni personali, e nonostante il CNF, l’OCF e gli organi maggiormente rappresentativi dell’avvocatura abbiano preso posizione, io ritengo sia giusto alimentare il dibattito senza alzare la voce, ma — lo ripeto — cercando soltanto di fare chiarezza". A moderare il dibattito sulla questione riforma della magistratura, Pierluigi Melillo, giornalista e Direttore responsabile di Otto Channel Tv.

L'avvocato Carmine Foreste, Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati (COA) di Napoli ha precisato  che "sostanzialmente l’avvocatura, soprattutto quella istituzionale, assume una posizione di natura tecnica e non politica. Quando facciamo riferimento alla necessità di una riforma, lo facciamo guardando al padre del codice di procedura penale, che ha portato il modello inquisitorio a diventare un ricordo in favore del modello accusatorio. È quindi una conseguenza logica la riforma dell’articolo 104 della Costituzione e, dunque, la separazione delle carriere.

Sostenitore del "Si" il presidente della Camera Penale Irpina, l'avvocato Gaetano Aufiero: "votare sì perché il giudice deve essere terzo e imparziale. Sono 26 anni che l’articolo 111 della Costituzione prevede che il giudice debba essere imparziale e terzo. Bisogna votare sì perché la separazione delle carriere non ha nulla a che vedere con la separazione delle funzioni, che è il cavallo di battaglia dei vari comitati per il no: “Ma c’è già la separazione delle funzioni”. La separazione delle funzioni non c’entra nulla con la separazione delle carriere.

Una cosa è avere funzioni separate e dire: “Solo il 2 o il 3% dei magistrati passa dall’una all’altra funzione nel corso dell’anno”. Ma la separazione delle carriere è tutt’altra cosa. Separare le carriere significa non fare in modo che i pubblici ministeri possano incidere sulla carriera dei giudici e viceversa. Significa non permettere che le promozioni dei pubblici ministeri dipendano dai giudici e viceversa. Significa non fare in modo che le assegnazioni agli uffici giudiziari dei pubblici ministeri siano decise dai giudici e viceversa. Avere carriere separate significa, eventualmente, anche concorsi separati. Significa avere percorsi distinti per giudici e pubblici ministeri, senza possibilità di connessioni, rapporti di frequentazione o di influenza reciproca sulle rispettive carriere". 

Il giornalista ed ex senatore di Forza Italia Andrea Cangini ha chiarito di essere ad Avellino per prendere parte al convegno organizzato dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Avellino per "aiutare gli italiani a non prestare orecchio alle tante falsità, balle colossali e allarmi infondati che vengono diffusi dal fronte del no, e concentrarsi sul merito della riforma. La riforma, in sostanza, consente all’imputato di avere gli stessi diritti dell’accusa e, come prescrive la Costituzione, prevede che il giudice sia terzo.

Finché il giudice e il pubblico ministero continueranno a far parte delle stesse correnti, a condividere gli stessi interessi, gli stessi incarichi e a fare la stessa vita associativa nel CSM, questa parità non esisterà, e la difesa rimarrà sempre più debole. Quindi si tratta di tutelare le garanzie liberali dell’imputato. Può capitare a ciascuno di noi di ritrovarsi nel ruolo dell’imputato.
Ogni anno, circa mille innocenti vengono imprigionati, non incriminati, ma direttamente incarcerati. Quindi, credo che questa riforma sia nell’interesse di tutti. Cambierà qualcosa per quei mille innocenti che sono finiti in carcere? La risposta è sì, cambierà tutto. La riforma annienterà, farà arrivare a zero, il potere delle correnti, uno dei veri poteri di malaffare consociativo che ancora resiste in questo paese". 

Presente al convegno organizzato dal Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Avellino, anche l'avvocato Biancamaria D'Agostino, componente del Consiglio Nazionale Forense (CNF) daldicembre 2022 ha precisato che la "riforma serve a tutti i cittadini, perchè chiunque può essere chiamato a rispondere in un processo del suo comportamento ed in tal caso proprio l'effettiva terzietà del giudice costituisce la garanzia di un processo giusto, equo ed imparziale.

La riforma tutela in modo adeguato l'autonomia dell'ufficio del pubblico ministero in quanto prevede un organo di autogovwerno composto da ben due terzi di magiastrati della stessa pubblica accusa e presieduto dal Presidente della Repubblica il quale, come tutti sappiamo, è l'organo Costituzionale di più alta garanzia dell'equilibrio tra i vari poteri dell Stato. Il rischio da molti evocato di un controllo dei Pm da parte del Governo è pertanto una semplice congettura, completamente slegata dall'obiettività del dato normativo".