Sergio Melillo: "La speranza è una cosa buona e le cose buone non muoiono mai"

La Pasqua ci ricorda che la luce vince sempre il buio

sergio melillo la speranza e una cosa buona e le cose buone non muoiono mai

Le nostre parrocchie, con un lavoro comune di prossimità, sono piccoli ma preziosi luoghi di incontro, che devono essere sempre più spazi di fraternità, dove trovare ascolto e sostegno...

Ariano Irpino.  

"Non è qui, è risorto!” (Lc 24,6). Queste parole risuonano nel cuore di ogni credente e illuminano il cammino delle nostre comunità in questa Pasqua di Risurrezione. La speranza è una cosa buona e le cose buone non muoiono mai. In una terra segnata da fatiche quotidiane, anche da povertà e solitudine, essa trova casa nelle comunità che non si arrendono.

La Pasqua ci ricorda che la luce vince sempre il buio. Non elimina le difficoltà, ma le trasforma in speranza. Risorgere significa credere che la vita ha l’ultima parola e che l’amore può rinascere anche dove tutto sembrava finito. Significa assumersi delle responsabilità, come guide e custodi delle nostre comunità".

E' il messaggio da parte del vescovo della diocesi di Ariano Irpino Sergio Melillo al suo gregge in occasione della Pasqua, con un augurio affettuoso rivolto a tutti.

"Come ricordava padre David Maria Turoldo: «La fede non è consolazione, ma forza per vivere». Non è un sentimento passeggero, ma un’energia che sostiene chi si impegna a servire gli altri con umiltà e costanza.

Cari amici, donne e uomini di buona volontà, la Pasqua ci invita a guardare al cuore del mistero cristiano: Cristo è risorto! Questa buona notizia non è un’idea astratta, ma un invito concreto a portare vita e speranza nelle nostre famiglie, nelle nostre parrocchie e nelle nostre comunità.

Siamo consapevoli delle difficoltà del nostro tempo, dalle tensioni e dalle guerre che feriscono tante regioni del mondo, in particolare la Terra Santa. Di fronte a queste ferite, risuona sempre la stessa domanda di Dio: «Dov’è tuo fratello?» (Gen 4,9). Essa ci ricorda che la fede si misura nella vicinanza agli ultimi e nella cura concreta di chi è più fragile.

Le nostre parrocchie, con un lavoro comune di prossimità, sono piccoli ma preziosi luoghi di incontro, che devono essere sempre più spazi di fraternità, dove trovare ascolto e sostegno.

In questo senso, a vivere la Chiesa come una comunità che non si chiude in se stessa, ma diventa “il lievito del Vangelo” nelle pieghe della vita quotidiana, vicina a chi è nel bisogno e testimone di carità e compassione.

San Paolo ci sprona a guardare sempre più in alto: «Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù» (Col 3,1) e ci ricorda che «La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori» (Rm 5,5). È questa speranza, fondata sulla fedeltà di Dio e non sulle sole nostre forze, che ci sostiene nelle prove e ci spinge ad agire con fiducia e costanza.

Ogni parrocchia sia un segno concreto di vicinanza, fraternità e speranza: una comunità in cui nessuno si senta dimenticato, dove i più fragili possano incontrare volti amici e dove la fede non resti teoria, ma diventi azione di bene ogni giorno. Evangelizzare è accendere luce nelle tenebre e testimoniare con la vita la bellezza del Vangelo.

Anche i gesti più semplici possono diventare segni di fede: riscopriamo nelle nostre famiglie la benedizione della mensa, come momento di gratitudine, condivisione e memoria della presenza del Signore tra noi".