Quel treno di due secoli si affaccia su castelli sospesi sulle nuvole, scavi archeologici millenari, panorami da vertigine. Filari di vite a perdita d’occhio, si confondono con l’oro del grano, il verde dei pascoli, l’azzurro dei cieli e dei laghi, il marrone della terra che nasconde, nel suo ventre, il soffio caldo della vita. Quel misterioso composto di zolfo e minerali che rende i prodotti di questo ritaglio di Campania Felix, unici al mondo. L’Avellino Rocchetta è l’asse terrestre intorno alla quale questa fiaba si dipana. 120 anni per 120 km di speranze, spesso tradite. Ce lo raccontano le stazioni, risalenti al post terremoto, trenta container identici tagliati fuori dai centri abitati, prodotto delle colate di cemento che hanno sacrificato lo sviluppo del territorio alla massificazione del profitto e della speculazione.
Quel treno di due secoli è una scommessa: significa credere di potersi rialzare, ripartendo da se stessi. Con le mani sporche di terra, quelle dei contadini che in Valle Ufita si spaccavano la schiena, per portare in tavola vini da favola e olii unici al mondo. Prodotti che sono la cifra, con la natura, le tradizioni, la storia, della nostra identità. Siamo l’Irpinia del treno, dei vini e della tarantella, non quella del petrolio, del cemento o degli avvoltoi. (Continua su Ottopagine New)
Andrea Fantucchio
