Lo scorbuto e la vitamina C. La storia di una malattia terribile

Si sa che la malattia è stata curata prima con gli agrumi, e poi con l’impiego della vitamina C

lo scorbuto e la vitamina c la storia di una malattia terribile
Avellino.  

Lo scorbuto, conseguenza di un’avitaminosi C o acido ascorbico, è indissociabile dalle spedizioni marittime dei tempi eroici. Si sa che la malattia è stata curata prima con misure empiriche che hanno assicurato la gloria agli agrumi, e successivamente con l’impiego della vitamina C.

La “peste dei marinai” è diventata una malattia storica, e dimenticata talvolta in questa era dell’abbondanza. Ma ecco che si ripresenta nelle frange più deboli. La voce “scorbuto” proviene dal latino “scorbutus”, poi traslato in Scandinavia come “skorbjug”, composto da skyr (caglio del latte) e da bjur (edema), per descrivere uno stato patologico attribuito al consumo di grandi quantità di latte da parte dei Normanni durante le spedizioni in mare. In danese “scorbect” indica le ulcere della mucosa orale. Quella che sarà chiamata più tardi “peste dei mari” era una malattia già conosciuta nell’Antichità. La sua prima descrizione compare nei papiri egiziani datati 2670 anni prima della nostra era.

Raro tra i primi naviganti, le cui spedizioni erano brevi e riservate al piccolo cabotaggio, lo scorbuto si manifestava allora durante i frequenti periodi di carestia.

Ippocrate ha descritto per primo i sintomi dello scorbuto: bocca amara, distacco di denti, ulcere della mucosa orale e della pelle delle gambe, emorragie nasali. Plinio il Vecchio (23-79 della nostra era), autore della prima grande enciclopedia scientifica, descrive un curioso “mal di bocca” nei soldati romani nel deserto di Arabia, i cui sintomi sono simili a quelli descritti da Ippocrate. La terribile malattia non risparmia i crociati.

Jacques de Vitry, durante l’assedio di Damietta (1218-1219), poi Jean de Joinville, compagno di Luigi IX (futuro San Luigi) in Egitto nel 1249 durante la Settima crociata, descrivono dei sintomi evocatori di scorbuto, sovrapponibili a quelli descritti da Ippocrate.

La malattia determina una strage. Lo scorbuto è entrato alla grande nella storia alla fine del XV secolo quando le caravelle, concepite dai Portoghesi per affrontare gli oceani, tentarono di raggiungere le Indie Orientali. Cristoforo Colombo per primo, e altri navigatori dopo, Cabral, Magellano, Vasco de Gama, Cortès, Pizarro, Giovanni da Verrazzano, si lanciano verso le ricchezze del Nuovo Mondo e dell’Estremo Oriente, navigando per settimane e per mesi.

Comparve allora una strana malattia con caratteri di epidemia che determinava una strage di marinai. Si pensava allora trattarsi di una malattia contagiosa che viene descritta come la peste dei marinai dal capitano Richard Hawkins. Lo scorbuto investe in modo massivo gli schiavi africani deportati in condizioni vergognose verso le Americhe. Si parla allora di “mal di Luanda”.

Le autorità della Royal Navy temevano più questo male misterioso che la potenza di fuoco delle flotte nemiche. Fu tentata allora una profilassi con l’aceto, con i lassativi ed altro, naturalmente senza alcun successo. Ma si creò una svolta. Alcuni marinai che erano stati sbarcati perché ammalati e ritenuti contagiosi, ritrovarono la loro salute sulla terra ferma mangiando grandi quantità di agrumi e verdure. Questi episodi fecero vacillare l’interpretazione infettiva della malattia. (continua)