“ Nella notte fra l’1 e il 2 novembre, si metteva un bacile d’acqua sulla finestra di fianco alle zucche che contenevano candele accese, formate dal cerume di tutti i familiari raccolto durante l’anno. Il rito permetteva, secondo la leggenda, di richiamare i parenti morti dall’aldilà: allo scoccare della mezzanotte, le anime sfilavano nel bacile d’acqua”. Racconta il professore Aniello Russo, eminente studioso delle tradizioni e leggende irpine.
“Le anime, poi, si riunivano nella chiesa del paese, dove un prete fantasma recitava la messa. Questo episodio era fortemente simbolico, le anime dovevano scontare tutte le messe non ascoltate in vita, il prete tutte le funzioni che avrebbe dovuto espletare e che, invece, aveva tradito”.
“Altre figure spaventose – continua Russo - oltre alla celebre Janara, erano il lupo mannaro e il mazzamauriello: un gnomo che viveva nascosto nelle abitazioni e poteva essere visto solo da chi era stato battezzato con le parole sbagliate. Se si sottraeva il berretto rosso al Mazzamauriello che, pur di riaverlo, procurava alla famiglia che lo ospitava grande ricchezza e fortuna”.
Andrea Fantucchio
