Raccontare il cancro con il sorriso e in un libro. Raccontarlo con i colori caldi e rassicuranti di un tramonto intenso e con un sorriso che resta il simbolo di una lotta dura, dolorosa, ma superabile grazie all'amore di amici e familiari. Questa è la storia di Deborah Peluso, 47 anni portati con grazia e bellezza, che racconta in un libro autobiografico: "Il sorriso che illumina il tramonto", per Albatros edizioni, la sua lotta contro la malattia per la seconda volta.
La doppia diagnosi
Responsabile franchising per importanti aziende internazionali, Deborah si è trovata a dover combattere per due volte la battaglia più difficile. Forte e giovanissima ha affrontato la malattia sviluppando un suo personalissimo metodo: distaccando la mente dal corpo e visualizzando di raggiungere la luce calda e rassicurante di un tramonto luminoso, che non rappresenta una fine, ma l'attesa di un nuovo giorno.
Consapevolezza e metodo per affrontare la malattia che torna
Recuperando una straordinaria umanità, Deborah non si è mai abbattuta. Anzi. Deborah ha scelto di trasformare ogni piccolo passo avanti, ogni terapia conclusa e ogni referto positivo in un brindisi condiviso con le persone che la amano. Senza rimandare la felicità, ma vivendola nel mentre.
La cura, l'intervento. I medici del Moscati
Deborah è stata operata e viene seguita con costante dedizione all'ospedale Moscati di Avellino.
È la stessa Deborah a voler dedicare un pensiero colmo di gratitudine a chi l'ha accompagnata in prima linea: "In questi giorni più che mai penso al dottore Iannace, al professore Gridelli, alla dottoressa Sacco e ringrazio sempre tutti per avermi non solo curata, ma anche accudita".
La presentazione del libro
L'appuntamento per celebrare questo traguardo è fissato per domenica 11 ottobre alle ore 19:00 ad Avellino, presso il ristorante La Sirena di via Mancini, dove si terrà la presentazione del
Libro . "Sarà un brindisi, l'ennesimo che faremo insieme al libro, ma soprattutto a noi, alla vita che è sempre meravigliosa e non va sciupata".
La nuova diagnosi
"Il 7 agosto del 2025 mi è arrivata la seconda nuova diagnosi: carcinoma mammario
Quando mi hanno diagnosticato
la nuova malattia, stentavo a crederci, convinta che il peggio l’avessi lasciato alle spalle ventuno anni prima .pensavo di aver già dato ,considerato che a 25 anni ho dovuti affrontare il linfoma di Hodgkin. Ricordo ancora oggi le cure altamente invasive di quegli anni, la disperazione, il dolore, la trafila delle chemio, la perdita dei capelli, la sofferenza mia e dei miei cari.
perchè di nuovo a me? Questa domanda mi ha assalita da subito, mi ha divorata
"Ho distaccato la mente dal corpo riuscendo a schematizzare e ad affrontare il mio percorso"
Ma Deborah decide di reagire e rimettere in atto la strategia vincente di 21 anni prima: distaccare la mente dal corpo. Elabora e visualizza nella mente un percorso per raggiungere un tramonto luminoso.
"Tutti vi chiederete: perché il tramonto e non l’alba?" spiega Deborah "Ebbene, perché l’alba nasce, inizia da sé. Invece il tramonto è una meta che va conquistata attraversando tutto il giorno ed io ero consapevole che dovevo faticare, dovevo affrontare un percorso, e quindi dovevo attraversare l’intera giornata per raggiungere quei colori caldi, di luce, e poter brindare alla vita. Ecco perché il tramonto.
Il quadro, la pittura
Questa strategia si è materializzata in un quadro di 12 immagini in cui Deborah raccontato visivamente gli step del suo percorso: "buio,Scalate, lunghi cammini, sguardi proiettati con fiducia verso un orizzonte possibile - spiega con malcelata emozione Deborah -. Ecco questo quadro è l'immagine che racconta il mio intimo modo di andare avanti e riordinare quanto mi è accaduto. Ma poi sono andata oltre,alla domanda perché di nuovo a me ? dovevo dare un senso l'ho dato con un libro di oltre 170 pagine che raccontano la mia storia,
questo assurdo viaggio che è la vita dove la vera forza non è non aver la paura perché c’è ,e’ inevitabilmente ma r come attraversarla. Ed io ho scelto di farlo sempre con il sorriso. Un arma potente che la malattia non può scalfire se noi non glielo permettiamo".
"Ci sono stati momenti di buio fitto, simboleggiati dalle 'montagne ripide' del mio collage"
"Mentirei se dicessi che è stato tutto facile - racconta Deborah -. Ci sono stati momenti di buio fitto, simboleggiati dalle 'montagne ripide' del mio collage. Il sorriso se n'è andato nei giorni di estrema stanchezza fisica. Ma non è mai scomparso davvero, era solo nascosto. L'ho ritrovato guardando gli occhi della mia famiglia, dei miei quattro angeli, i miei nipoti, e l'amore di tutti coloro che mi sono stati vicini Questo libro mi ha dato senso e sostanza a tutto quanto mi è accaduto e mi accadrà, spero funzioni da pozione, balsamo, lettura positiva per quante come me sono in transito e il lotta contro un male.
Dico a tutte di avere il coraggio di non smettere di sorridere ,di visualizzare e proiettare la
mente su ciò che ci piace e ci fa stare bene. La mente apre la strada dove il corpo fatica a passare.
Non aspettare di essere guarita per brindare. Alza il calice, per ogni piccolo centimetro guadagnato, per ogni sorriso strappato al dolore, per ogni respiro che hai difeso con i denti. La gioia non è il premio finale, è il carburante che ti
serve per non spegnerti lungo il cammino" .
