Avellino capoluogo di niente. L'Irpinia vera è questa

Altri soldi in arrivo per il programma attività. Fondi presi ma progetti zero

L'Irpinia non è per nulla rappresentata da questa accozzaglia di eventi. Con il bando, tra l'altro, passato in sordina.

Avellino.  

Siamo ancora a maggio ma, ad Avellino, già si pensa all'anno che verrà. Natale compreso. Anche perché, e lo sappiamo tutti, in città la cultura non si ferma proprio mai. Estate e feste comandate incluse.

E l'amministrazione non perde occasione per portarsi avanti con il lavoro e continuare ad assicurarci quella qualità di vita che possiamo riscontrare quotidianamente in città. A tutti i livelli per esser sinceri. Ma, in particolar modo, per quanto riguarda la cultura.

Con il furore di attività che ci costringe a scappare da un posto all'altro per non perdere nulla di questo fermento artistico e sociale che deborda da ogni dove.

UN CALENDARIO FANTASMAGORICO ...

Stavolta, udite udite, le promesse sono fantasmagoriche. Dal cortometraggio di 25mila euro fra Irpinia e States al Natale con i fiocchi con annesse casette che costeranno oltre 60mila euro (speriamo che almeno stavolta, non porteranno il folletto ). Un Natale  così pieno di eventi e di cose belle, che quello di quest'anno con il Rione Corea addobbato a festa e il treno di Babbo Natale, in confronto sarà una festicciola per sfigati. Come dite? Che la Corea era deserta con i responsabili degli stand che se la davano a gambe, e che il ciuff ciuff del treno è solo quello che avete sentito ripetere nei proclami di Palazzo di Città? Vabbè, ma come siete pignoli, e poi questo ve lo abbiamo anticipato, sarà un anno diverso e speciale.

Anche perché ci sono bei soldi a disposizione. 369mila e 863 euro (Fonte il Ciriaco) che la Regione mette a disposizione all'interno del Fondo Pac III “Terra dei Fuochi”, per pubblicizzare l'efficacia delle iniziative promosse dai comuni con interventi relativi al “destination marketing”.

Un anglicismo che fa scopa con il progetto che l'amministrazione ha già messo su per intercettare quei soldini (vedi che quando vogliono corrono): Avellino Expost “La città vuole svolgere il ruolo "hub dell'area di riferimento, in grado di attrarre visitatori e operatori per indirizzarli verso attrattori culturali ed enogastronomici imperniati su tematismi diversi, ma loro fortemente interconnessi".

Ma che si so inventati? Direte voi.

Avellino, secondo quel pomposo proclamo, farà il capoluogo di provincia divenendo, grazie alle iniziative scelte, riferimento territoriale dell'Irpinia. Ma ci pensate? Oltre vent'anni di dormitorio che ci hanno allontanato, in particolar modo dalle aree interne con il conseguente fallimento del progetto dell'area vasta, cancellate con uno schiocco di dita.

TRE DUBBI NON POSSON BASTARE

Per dovere di cronaca, raccogliamo in primo luogo i dubbi che siamo certi diverranno oggetto di una prossima interrogazione in consiglio comunale. All'onorevole Giancarlo Giordano, così giusto per fare un nome, le mani notoriamente fremono per molto meno.

1) Come sono stati scelti i soggetti che riceveranno i finanziamenti?

2) Perché il bando di accesso ai fondi è passato così in sordina (appena una pubblicazione sul sito dedicato) e per un tempo oggettivamente breve per una cifra e iniziative tanto importanti? ( 27 dicembre al 12 gennaio)

3) Che idea culturale e sociale c'è dietro quest'organizzazione?

Proprio su questo punto ci interroghiamo anche noi.

Posto che l'Irpinia da tempo vive un distacco marcato dal capoluogo che non la rappresenta.

LA CITTA' SENZA NOME E SENZA IDEE

Per una ragione strettamente identitaria, questa è la città senza nome i cui progetti di sviluppo sono dispersi e annacquati in un nebuloso papocchio di mostri urbanistici e amministrativi. E per una ragione territoriale: L'Alta Irpinia è del tutto distaccata dal capoluogo, anzi, lo viva quasi come una minaccia. L'aria del mandamento è orientata a Nola e Napoli. Mentre la Valle dell'Irno tende decisamente verso il salernitano. In un simile quadro non si capisce davvero cosa Avellino rappresenti, per se stessa ma soprattutto per gli altri comuni che le dovrebbero far capo. Se si pensa poi che ha fallito anche quel piano di zona che doveva accorparla a comuni storicamente più affini.

E allora, tornando al punto di partenza di questo articolo, cosa differenzierà questi eventi dagli altri? Cosa moltiplicherà l'indotto ricevuto prolungandolo per il resto dell'anno? Cosa assicurerà a tutte queste manifestazioni, scelte come vogliamo credere per offrire alternativa alla monotonia, il decisivo salto di qualità?

E ancora: quale racconto dell'Irpinia vogliamo offrire a chi viene a conoscerci per la prima volta e che speriamo ritorni? In cosa Avellino rappresenta questa provincia che ha nei suoi paesaggi, nell'enogastronomia d'eccellenza e nella collocazione geografica i suoi punti di forza?

Continuare a procrastinare il momento di decidere e progettare, significa vivacchiare alla giornata ancora per poco. Presto l'Europa chiuderà i rubinetti. Eppure, gli esempi virtuosi non mancano.

IN IRPINIA, MA PERCHE'?

Basta vedere che sta facendo la vicina Salerno. Il nostre direttore ha parlato recentemente in un suo articolo di smart-land, ipotizzando una megalopoli che inglobi diversi capoluoghi fra cui il nostro. Ma il punto è che per quante infrastrutture e proclami si possano compiere, per quanto la cornice possa essere preziosa e accattivante, cosa ci metteremo dentro?

Perché chi sceglie di scoprire la meravigliosa costiera dovrebbe, poi, concedersi qualche giorno in Irpinia? E' questo che Avellino, in occasione di eventi come quelli per i quali si affanna a raccattare fondi, dovrebbe mostrare.

Che sia la sagra della patata o il palio o anche il cortometraggio non è quello il problema, tutto può essere lodevole purché sia contestualizzato e orientato a fornire un messaggio organico e accattivante della terra che vogliamo raccontare. Una terra che desideriamo diventi volano di sviluppo e attrattore di iniziative imprenditoriali. La terra dalla quale i nostri figli non dovranno più andarsene via.

I nostri amministratori hanno pensato a tutto questo? Noi, ovviamente, ce l'auguriamo.

Andrea Fantucchio