Uno sito naturalistico straordinario e i suoi impianti sciistici attivi da più di quarant'anni stanno per chiudere. Il triste destino del Laceno, fiore all'occhiello della Regione Campania, che l'anno prossimo, se la situazione rimarrà questa, dovrà chiudere i suoi stabilimenti. Pesano, un mancato finanziamento europeo di oltre 15 milioni di euro che il comune di Bagnoli ha perso. Al quale si aggiunge un'incapacità dei privati di sobbarcarsi l'onere delle spese di gestione e rilancio del sito, e la mancanza di aiuti da parte di altri enti pubblici, come la Provincia, che nel 2015 ha elargito più di 150mila euro, ma che adesso non può permettersi una simile spesa.
Gerardo Stabile, presidente del sindacato Federalberghi di Avellino, aveva inviato una lettera per rimarcare l'esigenza di investire in modo rapido, oculato e deciso, sul rilancio delle strutture. Noi lo abbiamo intervistato per capire il vero stato dell'arte che riguarda la località del Laceno. Ma prima di lasciarvi alla lettura delle sue dichiarazioni, ci sembra utile spiegare brevemente quali sono le ragioni del mancato finanziamento di quindici milioni ai quali si faceva prima riferimento.
L'Unione Europea e la Regione hanno comunicato al comune che le aree individuate dagli interventi dovrebbero essere tutte ad assoluta disposizione dell'ente, ma su alcuni impianti grava la concessione che lo stesso comune di Bagnoli ha contratto in favore di chi li gestisce. Quindi l'amministrazione locale non può disporne liberamente. Certo, ci si chiede perché non si siano avviati discorsi con i gestori delle strutture per organizzare un piano di insieme per accedere ai finanziamenti.
Dubbi evidenziati dallo stesso Stabile che esclama: “In questi anni le politiche turistiche hanno fallito. I pernottamenti non sono aumentati. Noi imprenditori se non siamo falliti ancora, falliremo a breve. Chiediamo per questo alla Regione di intervenire prima che sia troppo tardi. Il Laceno è l'unico impianto che permetteva in Campania di creare flussi turistici con ricadute reali sul territorio. Ora vogliamo capire se vale la pena restare, e cosa il nuovo piano di investimenti per i prossimi cinque anni prevede per il futuro. Serve chiarezza, altrimenti andiamo a casa”
In passato era stato Pietro Pagnini, direttore della stazione sciistica del Laceno, a spiegare come i costi di gestione delle strutture, in rapporto ai guadagni, erano proibitivi e serviva un'intervento esterno.
Sui soldi persi il Comune doveva muoversi meglio considerata l'importanza dell'intervento. Ma, il mancato finanziamento, non è certo l'unica causa del fallimento del Laceno. Anche chi gestisce le strutture doveva operare nel tempo diversamente, capire che il solo flusso turistico invernale non era sufficiente. Proporre un'offerta turistica diversificata che funzionasse tutto l'anno sfruttando le altre caratteristiche uniche del posto: in primis quelle naturalistiche. Insomma, fare economia, non facendo affidamento sulla sola stampella dei fondi pubblici.
Creare percorsi di trekking, bicicletta, sentieri naturalistici nei quali riproporre attività come la ricerca del tartufo, eccellenza tipicamente bagnolese. Intersecarla con l'enogastronomia d'eccellenza con la quale riempire questa cornice di natura che ha pochi eguali.
In sintesi ripartire dalle potenzialità che il Laceno racchiude, a cominciare dalla sua posizione geografica che lo colloca non troppo distante né da Napoli né da Salerno. Una vicinanza che potrebbe assicurare un doppio afflusso turistico imprescindibile per il territorio. A patto di assicurare servizi di prim'ordine a partire dall'accoglienza che ingloba sì il pernottamento, ma anche tutti i trasporti intorno, il personale altamente qualificato e soprattutto un piano d'insieme che sappia cosa vuole comunicare. Convincendo il turista straniero prima a venire al Laceno, e poi a ritornarci.
Andrea Fantucchio
