Avellino, Comune prima sposta il tabacchi e poi lo fa chiudere

Il curioso caso dell'attività di via Garibaldi, che ora non conosce il suo futuro

Oggi, intorno alla piazza, delle vecchie attività non è sopravvissuto quasi nessuno, stesso destino al centro storico e Corso Europa. Almeno questa volta, corriamo ai ripari in tempo

Avellino.  

Piazza Libertà volge al termine: viabilità quasi completata, effettuate le prove tecniche per le fontane (si attende solo il bando per riqualificarle), e il gazebo di via Garibaldi? O meglio, i gazebi, dove li mettiamo? E chi lo sa. La celebre canzone di Modugno ben si addice al destino delle due attività, tabacchi e edicola, che in attesa del completamento dei lavori della piazza, sono state temporaneamente spostate.

L'edicola e il tabacchi, fin dalla formulazione del progetto, non sapevano che posizione avrebbero occupato all'interno della nuova piazza. Però, attendendo che il sindaco Foti e la sua giunta finissero lo sfoglio della margherita (li teniamo dentro, li togliamo), sono state calpestati da un comportamento che ci sembra inaccettabile

Come ci disse la titolare del tabacchi, (allora lo scrivente lavorava per un'altra testata), per sopravvivere, oltre ad affrontare i disagi legati all'assenza di parcheggi e al blocco della viabilità per i cantieri, hanno anche pagato di tasca propria lo spostamento del gazebo, l'allaccio elettrico e quello fognario.

Is this the end? Certo che no. Infatti, il tabacchi nell'attesa di conoscere il suo futuro è stato anche costretto a chiudere. Non rispetta la distanza minima da attività dello stesso tipo. Ma non era stato proprio il Comune a metterlo lì, come ci disse la signora, “faccia a muro”? 

Una situazione paradossale che avrebbe anche del ridicolo se dietro non ci fosse il dramma di un'attività martoriata dai cantieri prima, e dal pressapochismo ora. E' inaccettabile che l'amministrazione e la commissione lavori preposta non si esprimano ancora. Qui non si tratta di interventi di piccola manutenzione, ma dell'ennesimo esercizio commerciale che rischia di essere sacrificato. Oggi, intorno alla piazza, delle vecchie attività non è sopravvissuto quasi nessuno, stesso destino al centro storico e Corso Europa. Almeno questa volta, corriamo ai ripari in tempo. Niente più “po si vere”, per carità.

Andrea Fantucchio