Il sassolino rischia di diventare una valanga. La polemica sulle pietre di Piazza Libertà torna nel vivo. Grazie a dei documenti che mancano e a quelli che ci sono e risalgono ad oltre vent'anni fa.
Nelle puntate precedenti.
Il direttore ai lavori Giuseppina Cerchia, inizialmente aveva dichiarato che le pietre provenivano da Mirto, cava della Calcem srl. Come non smetteremo mai di ripetere, a Mirto non ci sono cave di questo tipo. Poi si era corretta: La pietra è estratta a Campo Rotondo Etna (oltre 190 km di errore) e lavorata a Mirto.
Per fugare ogni dubbio, la stessa direttrice ai lavori, aveva affermato sicura, che “la scelta dei materiali è stata contrattata, verificata e vistata dalla Soprintendenza”
Beh, le cose non sarebbero andate neppure così. O, almeno, i documenti citati e consegnati alla Sovraintendenza non sono reperibili. L'architetto Claudio Rossano, infatti, ieri è tornato alla carica con una nota davvero interessante. Con allegato un certificato che ha più di vent'anni. Noi lo abbiamo raggiunto, e lui ci ha spiegato accuratamente la questione.
L'unico certificato relativo alla pietra lavica è, per così dire, piuttosto vintage.
“Addirittura – dice Claudio – il certificato risale al 1995, conformate il 15 ottobre 1998. Ventuno anni ma. Ma c'è di più. Il committente? “F.lli Lizzio S.r.l”, via Enta 107 (CT). (Basterà mettere google, sono il primo risultato alla voce pietra dell'Etna.)” (LEGGI IL DOCUMENTO).
Aspetta un attimo, ma non era la Calcem? Cosa può essere accaduto?
La Calcem ha forse acquistato la pietra dai F.lli Lizzio e poi, dopo averla lavorata a Mirto, l'ha rivenduta? Altamente improbabile visti gli oltre centonovanta chilometri che separano i due stabilimenti.
Inoltre, perché per una fornitura tanto recente, si fa riferimento ad un certificato così datato, per altro non conforme alle normative più recenti in materia? (2013)
Perché si è scelto un materiale così costoso come la pietra lavica quando lo stesso prezziario della regione Campania prevede la possibilista di utilizzare, come ricorda anche Rossano citando la norma, “Elementi di pietra ricomposta per arredo urbano, di qualunque forma e dimensione, ottenuti in pietra ricomposta preformata, … ottenuti dalla macinazione di pietre naturali, aggregati con leganti minerali additivati e colorati con ossidi e colori vegetali per pietre vulcaniche“?
Sempre che queste pietre non siano di tipo diverso rispetto a quanto si afferma. Dopotutto questo benedetto certificato non esce fuori. Vi preghiamo, smentiteci.
Inoltre la F.lli Lizzio ha già realizzato dei lavori ad Avellino, quelli di rampa Macello vicino al Mercatone. Sì, ma qualora l'autorizzazione si riferisca a quei lavori lì, che fine hanno fatto le carte della Calcem?
Per concludere. Il costo delle pietre scelte ha influito non poco sul prezzo dei lavori. Oltre cinque milioni di euro per la riqualificazione della piazza. Una polemica che ha coinvolto anche il presidente dell'Ordine degli architetti, Domenico Fraternali, che aveva nel mirino l'altra pietra usata per Piazza Libertà, quella bianca di Bisaccia. Fraternali affermava che non era facile procurarsene una quantità così grande a prezzi ragionevoli. E aggiungeva, quella utilizzata è semplice pietra bianca.
La pietra di Bisaccia, secondo la definizione tecnica, dovrebbe essere di prima scelta, marcata (le etichette mancano) CE con normativa proveniente da un'unica cava, e con un alto grado di resistenza anche in caso di intemperie. Una prima scelta che però sembra cozzare con le macchie diffuse e le prime scheggiature apparse già sulla pietra della piazza.
Il progetto iniziale prevedeva molta più pietra bianca di Bisaccia, che la Sovraintendenza, definiva l'unico il materiale che sarà adottato per la pavimentazione. Ora invece sono apparse diverse superfici realizzate in basalto lavico dell’Etna: pavimentazione della viabilità tra il Banco di Napoli e via Nappi, marciapiedi sul lato di palazzo Ercolino, viabilità e marciapiedi nel tratto Banco di Napoli – Prefettura. Giusto per citarne alcune. Perché l'introduzione di questa variabile? Non ci sono documenti in merito.
Rossano ci ricorda che un'idagine chiarificatrice da parte della Procura, fu esortata dallo stesso direttore lavori. Chissà che stavolta non abbiano ragione. Dopotutto l'indagine sui lavori di Piazza Castello è cosa di qualche giorno fa. Un sequel non se lo augura nessuno.
Andrea Fantucchio
