Avellino, dove i più bravi li trombano sempre

Le dimissioni di Cipriano sono solo l'ultimo caso. Ecco i più eclatanti

Vince sempre l'anti politica. A perdere sempre e solo i cittadini.

Avellino.  

“Caro Luca l'epurazione per conto terzi continua. Non vi sono parole per commentare la meschinità , l'improvvisazione, l'arroganza, la tracotanza che regna al Comune di Avellino. E' la città del prof .De Luca, dell'acquaiolo di Benevento, di qualche altro grande"oscuro " statista, novello De Gasperi che si permette di dare lezioni di etica! Questa e' Avellino, questo e' il Pd di Avellino! Un grande abbraccio , vedrai che solo il tempo e' galantuomo!”. Il commento face-book è dell'ex vicesindaco di Avellino, Stefano La Verde. Un attestato di solidarietà che si somma alle altre centinaia ricevute dall'ex presidente del teatro Gesualdo, Luca Cipriano.

Attestati di stima che vengono non solo dal mondo della politica, ma soprattutto da chi la città la vive attivamente e quotidianamente. Associazioni e cittadini che hanno voluto far sentire il proprio dissenso verso una scelta ai più incomprensibile, che trova l'unica giustificazione in una trama intricata di puerili interessi politici. Ve ne abbiamo parlato ieri, a meno di un'ora dalle dimissioni di Cipriano, descrivendovi colpevoli e ragioni che avevano spinto l'ex numero uno del Massimo a questa scelta. Poi toccherà proprio a Cipriano (che per ora comprensibilmente non vuole parlare) spiegarci la sua verità.

Oggi parleremo di ciò che la città ha perso. A partire dal calendario di nomi per la prossima stagione teatrale che è saltato. Il Comune avrebbe dovuto accettare la proposta del cda del Gesualdo entro quarantotto ore, e non l'ha fatto. L'ennesima goccia che ha contribuito a far traboccare un vaso da tempo colmo. Soprattutto alla luce del fatto che, da quando Cipriano ha preso la presidenza del Massimo, gli spettatori sono aumentati anno dopo anno.

Così come lo spessore dei nomi che si sono avvicendati sul quel palco. E ci sembra abbastanza inconsistente la presa di posizione di quanti al Comune, vestendo l'abito di improbabili paladini della rettitudine, affermano, “sui conti andremo fino infondo”. Certo che bisogna farlo, come è di prassi in questi casi, con un'indagine in corso. Questa è la seconda partecipata del Comune che finisce sotto la lente della Procura nel giro di pochi mesi. E probabilmente ci si affiderà ad un commissario straordinario che avrà il compito, come Greco con l'Acs, di fare un lavoro che toccava alla Giunta del Sindaco. Compito svolto, a quanto raccontano i fatti recenti, almeno superficialmente. Ma proprio sul parallelismo di queste due vicende, e cioè Acs e il teatro, ci si sembra di dover fare un chiarimento doveroso.

Quando Acs è finita al centro delle indagini, oltre un anno fa, né Gabrieli per preservare la propria dignità, né il sindaco per salvaguardare l'immagine della sua giunta, hanno pensato di sospendere il ruolo dell'allora amministratore delegato della partecipata. Cipriano qui, con accuse di portata ben inferiore, si è fatto da parte. Non è scappato, e se l'errore c'è stato pagherà in base al ruolo che ricopriva. Ma, venuta a mancare la fiducia, ha preferito farsi da parte. Ecco, questo lo pone agli occhi dell'opinione pubblica su un piano differente rispetto a Gabrieli e company. E' il caso di dirlo: quando delle dimissioni ti possono salvare, chi vuole intendere intenda.

Ma, fino a prova contraria, lo strappo che oggi si consuma è figlio di gennaio e dei dissidi politici maturati fra Cipriano e quest'amministrazione. Da astro nascente del pd locale a gran trombato, ma non sul campo. Il destino del presidente del Massimo è simile ad altre bocciature subite da chi si spende per la città ma che mal è sopportato dal sistema politico attuale.

Basta vedere il solo palinsesto estivo e la distribuzione dei fondi relativi agli eventi, per capire di cosa stiamo parlando. Sono saltati tutte le grandi manifestazioni, eccetto Flussi o il Mas Fast. Bocciature che hanno fatto inevitabilmente discutere per come sono maturate. C'è chi è stato costretto a farsi da parte per motivazioni che non hanno convinto nessuno. Presunti problemi di sicurezza, poi smentiti.

Mentre, purtroppo, un'evidenza sembra prepotentemente emergere: troppo spesso, ad Avellino, i più bravi non riescono ad affermarsi. E questo, si rispecchia anche nell'universo culturale cittadino, anoressico di alternative. Quando si fa qualcosa che finisce per dare una sferzata concreta alla monotonia nella quale è confinata la città, poi si paga scotto, perché l'attenzione generata viene temuta da chi pensa che tutto possa essere strumentalizzato. E così si spezza le gambe ai tentativi di miglioramento, favorendo quel clima di rassegnazione di cui Avellino è malata cronica. Da troppo tempo.

Andrea Fantucchio