Tre ragazze dell'istituto Imbriani impegnate con Ottopagine nel percorso alternanza scuola lavoro. E in particolare in un corso di giornalismo nella nostra redazione.
C'è una domanda che ognuno di voi si è sentito rivolgere da bambino: «Cosa vorresti fare da grande?». Le risposte erano naturalmente le più disparate – la fantasia dei bambini non ha limiti -, c'era chi voleva fare il medico, chi l'avvocato e non mancava neppure l'aspirante presidente della Repubblica. Tuttavia, arrivati alle scuole superiori la percezione del mondo del lavoro cambia totalmente. I sogni di bambino svaniscono, e pur di avere qualche soldo in tasca, i giovani preferiscono accontentarsi del primo lavoro disponibile. E sanciscono così la fine dei loro sogni e delle loro ambizioni di bambino.
Questa mancanza di autostima è amplificata dalla drammatica crisi economica. Il risultato lo conoscete tutti: un tasso di disoccupazione mai così alto e soprattutto tra i giovani laureati. Un quadro che scoraggia le generazioni future, e la fiducia nei percorsi di studi è pari a zero. La conseguenza è l' aumento così del numero di studenti che abbandona la scuola per dedicarsi completamente a una qualsiasi carriera lavorativa. La prima disponibile.
A causa della crisi, inoltre, è ripresa l'emigrazione: tanti, forse anche troppi, sono i ragazzi che decidono di cercare fortuna all'estero. Una valigia piene di speranze e bye bye Italia.
Dunque, la scelta di una qualsiasi università diventa più che problematica, e affinché rinascano la speranza e la voglia di accrescere la propria cultura, sarebbe opportuna una presenza più positiva dello Stato, una attenzione maggiore per chi si affaccia sul mondo del lavoro, riconoscendo le giuste opportunità a quanti sono dotati di capacità ed intraprendenza.
Abbiamo la possibilità di vivere, anche direttamente, questa situazione grazie ai racconti di amici e parenti che frequentano l'università. Quello che fondamentalmente manca alla scuola è una connessione concreta con il mondo del lavoro. Un primo passo avanti, però, è avvenuto quest'anno con l'introduzione di una legge, quella cosiddetta della “buona scuola” imposta dal premier Matteo Renzi, che prevede un'esperienza sul posto di lavoro da parte degli studenti. Questo nuovo progetto è denominato “alternanza scuola-lavoro”, e nelle intenzioni, il percorso di studi è affiancato da uno professionale per un totale complessivo di 200 ore.
Ciononostante, manca ancora una particolare attenzione alle attitudini dei ragazzi, poiché la scelta delle professioni è limitata, costringendo così ad optare anche per percorsi non attinenti al programma scolastico.
Quindi, con un'alternanza migliore, le nostre idee potrebbero essere più chiare e consentirci di orientare con più convinzione verso un futuro da universitarie.
di Mariagrazia Mancuso, Lucia Sepe, Laura De Angelo.
