di Luciano Trapanese
Due star di Hollywood. Un film importante. Una scena madre. Con un protagonista irpino: Carlo Gesualdo, al secolo il principe di Venosa, musicista e assassino.
In True Story, di Rupert Goold (Usa, 2015), il genio dei madrigali e la sua terribile storia, sono il centro del centro dell'opera cinematografica. James Franco, che nel film interpreta Christian Longo, un uomo in cella per aver ucciso la moglie e i suoi tre bambini, dialoga con la compagna del giornalista che lo sta intervistando da mesi, l'attrice Felicity Jones. E' proprio lei che tira fuori uno smartphone, nella sala dei colloqui di una prigione americana, e lo poggia sul tavolo. Mentre parla fa partire una musica. E' un madrigale di Gesualdo. E spiega. «Questa splendida musica l'ha composta il principe Carlo Gesualdo, nel '600. Era un uomo terribile. Ha ucciso nel suo castello la moglie, l'amante della moglie, e subito dopo è salito al piano di sopra, dove dormiva il figlio, un neonato. L'ha sbattuto contro un muro, fino a quando non è morto. Io ascolto questa musica bellissima, potrei dimenticare l'orrore della persona che l'ha composta. Potrei, ma non ci riesco...». Una storia che – almeno in parte – ha dei punti in comune con quella del protagonista del film, James Franco.
Perché questa citazione? Semplice, in un film visto da decine di milioni di persone, interpretato da star mondiali, la storia di Carlo Gesualdo viene narrata nei dettagli, suscitando una comprensibile curiosità tra gli spettatori. Eppure, quella terribile vicenda, quella musica meravigliosa, quel castello enorme, misterioso, carico di tragedie, leggende e fantasmi, non ha mai rappresentato un vettore turistico pari ad un potenziale che è enorme. E che ha potuto giovare della più clamorosa cassa di risonanza del globo: il cinema hollywoodiano, appunto. Eppure, in altre occasioni, è bastato poco per trasformare una città bella ma priva di tradizioni turistiche, in un potente centro di attrazione.
Ci viene in mente Arezzo. Prima che Benigni decidesse di girare lì la prima parte de “La vita è bella”, il capoluogo toscano era considerato la cenerentola (insieme a Pistoia e Grosseto), come numero di visitatori, in una regione ad altissimo tasso turistico: la Toscana. E' bastato quel film per svoltare. Ora Arezzo compete con Siena e Pisa. E non è poco.
Ma per Gesualdo e l'Irpinia, questo non accade. Anzi, quella citazione è rimasta lettera morta. Ma del resto di occasioni perdute ce ne sono state tante altre. Nel castello del principe assassino si è recato Igor Stravinskij (una leggenda a sua volta), ci ha girato un film Werner Herzog (il più grande regista tedesco della seconda metà del Novecento insieme a Wim Wenders). Centri studi sull'opera di Gesualdo sono sparsi in tutto il mondo. Eppure, niente. Non si è riusciti a creare un costante e folto interesse internazionale su questo luogo di arte e maledizione.
L'Irpinia non è una terra che può vivere di turismo. Ma ha alcuni luoghi davvero unici, che meritano – se si riesce a creare la giusta attenzione – di essere visitati. Uno di questi è sicuramente il castello di Gesualdo.
E allora, perché non funziona? Perché a visitare il maniero arrivano sparuti gruppi di turisti, spesso anche ignari della terribile e grandiosa storia che custodisce? Forse manca un marketing efficace, una promozione adeguata. Difficile dirlo, ma è su questo punto che serve una riflessione. E servono figure altamente professionali per imporre all'attenzione internazionale un luogo che per storia, tradizione e leggende non ha nulla da invidiare a posti ben più conosciuti.
Vorremmo fare solo un esempio. Li conoscete tutti i castelli scozzesi? Sono famosi nel mondo. Ci siamo stati qualche anno fa. Facciamo un bel giro, ci siamo detti. Ebbene, nove su dieci quei castelli non erano altro che pietre sparse, molto molto peggio del castello longobardo di Avellino che, in confronto, sembra conservato benissimo. E allora, come hanno fatto gli scozzesi a creare suggestioni così potenti intorno a quei ruderi? Tra fantasmi e mostri nel lago, i britannici sono riusciti a costruire una sorta di epopea. Che attrae. Insieme allo scotch whisky (ma in Irpinia c'è il vino).
Possibile che nelle zone Appenniniche campane, e in questo caso a Gesualdo, non si è capaci di fare lo stesso?
