Le luci della ribalta. Il palco. Le varie sfilate. Gli occhi attenti della giuria. La presentazione. I camerini. In altre parole, concorso di bellezza.
C'è chi è ossessionato a tal punto da farne una ragione di vita. E poi, da un lato, ci sono ragazze che sognano ma che non hanno mai cavalcato una passerella. Sarà la vergogna. Chissà. Guardano il mondo dei concorsi con occhi incuriositi, interessati a scoprire. Conoscere un mondo nuovo. Tutto qua. Quelli, erano gli stessi miei occhi fino a un mese fa.
Premetto. A breve compirò 17 anni e nella vita miro a tutt'altro che all'ambito della moda. Ma non ho niente in contrario. Nulla contro le ragazze che ambiscono alle passerelle. Sono dell'idea che bisogna sempre inseguire i propri sogni. Certo, senza volare su fantasie troppo lontane. La vita è ora, ed è questa. Il settore della moda può risultare pericoloso, se gestito male.
Le mie aspirazioni sono ben precise. Adoro leggere ma soprattutto amo scrivere. Mi piace l'ambiente giornalistico. Oltre a essere una mia passione, ritengo sia utile. Informare è un dovere, e vorrei fosse il mio dovere. Mi auguro sia questo il mio futuro.
Vita tranquilla. Sin dalla più tenera età, i miei genitori mi hanno inculcato sani principi. Uno in particolare: lo studio. Non studiare scolasticamente parlando. Quello è relativo. Ma studiare come sinonimo di conoscenza, scoperta. Allargare i propri orizzonti. Fare quanta più esperienza è possibile. Frequento il liceo linguistico "Paolo Emilio Imbriani". A scuola ho sempre studiato. Molti sacrifici, ottimi risultati. Tante le soddisfazioni.
Fortunatamente (come ho già spiegato) grazie alla mia famiglia, conosco il vero significato della parola studiare. Difatti, non studio solo sui libri. Mi piace esplorare anche altri territori.
Credo nella fede religiosa. Sei anni fa incominciai a frequentare la chiesetta del mio paese, Serra di Pratola. Oggi insegno catechismo ai bambini da tre anni. Vedere il sorriso sulle loro labbra ogni volta che la lezione incomincia mi appaga. Ho trascinato anche le mie amiche in questa iniziativa. Sono orgogliosa del mio operato. Difficile è trovare catechiste così giovani. La chiesa è roba da vecchi, dicono. Giudizi superficiali.
Diciassette agosto 2016. Sveglia alle ore 10 e 30. Come mio solito, afferro il cellulare. Controllo messaggi su whatsapp. Ma a colpirmi è un'insolita richiesta su Facebook. Richiesta di messaggio su messanger. Apro. A scrivermi è uno degli organizzatori di "Miss Avellino". Mi chiede di partecipare al concorso, lasciandomi il suo recapito telefonico. Ho pensato fosse una scusa, un complicato tentativo di abbordaggio. Così decido di indagare. Unico obiettivo. Scoprire la verità. Cerco notizie sulla sfilata, e uso il web. Esito positivo. Tra i nomi citati, uno è proprio il ragazzo che poco prima mi aveva contattato. Nessuno scherzo. La proposta è reale. La cosa mi lusinga, non lo nascondo. Da bambina mi son sempre chiesta come fosse strutturata una gara di bellezza. Adesso ho tra le mani l'opportunità di venirne a conoscenza. Non voglio farmela scappare. La voglia di affrontare un'esperienza del tutto nuova mi entusiasma. Devo studiare l'ambito della moda. Assolutamente.
Immediatamente vado da mia madre alle prese con i fornelli. Le racconto la successione dei vari avvenimenti. Rimane contenta. Approvò. D'altronde, lei mi appoggia in qualsiasi cosa faccia. Si fida di me. Sa di avere una figlia con la testa sulle spalle.
Lo scoglio da superare. Dirlo a mio padre, da sempre protettivo nei miei confronti. Aspetto il suo rientro a casa. Dopo un po', l'attesa si conclude. Papà varca la soglia dell'ingresso. Mi fiondo da lui con lo scopo di dirgli tutto di getto. Notizia presa bene. Mi da il consenso anche se, in quel momento, senza grande entusiasmo. Ma è fiero di me. Lo leggo nei suoi occhi. Sa che non puntavo alla vittoria. Sa che volevo arricchire il mio bagaglio culturale anche con esperienze di questo genere. Nella pentola tutto fa brodo.
Iniziano i preparativi per la selezione. Innanzitutto, scegliere l'abito elegante. A seguire, tacchi, trucco e acconciatura. Mia madre onnipresente.
Ventiquattro agosto 2016. Selezioni per accedere alla finalissima. Decido per un vestito corto con decorazioni floreali, tacco quindici, rossetto rosso e capelli piastrati. La serata si tiene sul corso "Vittorio Emanuele" di Avellino, nella piazzetta "Biagio Agnes". Ore 21.
Noi partecipanti arriviamo circa due ore prima. Bisogna far le prove. La presentatrice, nonché modella, ci fornisce consigli utili di portamento mentre il direttore artistico indica i movimenti da compiere e le postazioni da occupare durante lo svolgimento della serata.
Inizio della sfilata. Ansia. Fin troppa. La si può percepire in ogni singola aspirante miss. L'aria sembra essersi fermata. Lo scorrere del tempo non è da meno. L'elenco delle ragazze inizia e io ho sempre più paura di inciampare e cadere. Arriva il mio turno. Stacchetto e autopresentazione. Esito positivo. Accedo alla fase finale con la fascia "Miss Tg News.tv 2016". Il perché di questa fascia? La mia passione per la scrittura ha convinto i giudici. Ne sono rimasta contenta. Ho capito che nei concorsi di bellezza non cercano anche solo bellezza fisica. Conta pure la testa.
Ore 23 e 30. La selezione volge al termine. Una ventina di ragazze scelte, fasciate e spedite direttamente alla gran finale. Scendo dal palco. Mio fratello mi corre incontro e mi scocca un bacio sulla guancia. I miei si complimentano, scalpitanti per la serata di quattro giorni a seguire.
I giorni volano in un battibaleno. Ventotto agosto. Al comune di Monteforte Irpino avverrà l'incoronazione della futura "Miss Avellino".
Stavolta è mio padre a starmi accanto. Ore 18. Arrivo al comune. Preparativi in corso. Incontro con gli addetti dello staff e le altre ragazze in gara. Cerchiamo di farci coraggio a vicenda, considerando che la serata prevede tre outfit. Jeans e maglietta, costume e abito elegante. Certo, non è facile mostrarsi in costume. Ma non si può fare altrimenti.
La struttura del municipio ci ha fatto da backstage mentre le scale da passerella. Ora 19. Ci raggiunge un gruppo di sei parrucchiere dell'istituto Cnaas. Gli angeli dei capelli. Si occupano delle nostre acconciature. Sono stata tra le prime a subire il trattamento. Ho scelto di avere capelli a boccoli con una treccia sul lato sinistro. Mentre al trucco abbiamo provveduto noi partecipanti.
Trucco e parrucco perfetti. Dopo circa un'ora, le prove. Ore 21 e 15. Noi miss fasciate debuttiamo. Io sono la numero quattro. Ciascuna di noi porta un braccialetto che indica il codice.
In primis look casual. Dopodiché costume da bagno e per chiudere con eleganza, abito da sera. Lo devo ammettere, il cambio tra un abito e l'altro è abbastanza stressante. Bisogna fare il più in fretta possibile. Bisogna correre per arrivare nei camerini e spogliarsi. Correre su tacchi alti. A fine serata i miei piedi hanno protestato.
La giuria siede alla destra. Guarda con occhio attento ed emette il giudizio su carta. Nel frattempo fotografi e registi provvedono a scatti e filmati per ogni singola ragazza.
E' ora del verdetto. Ansia. Panico. Paura. Agitazione. Eccitazione. Felicità. Un mix di emozioni. So di non essere la vincitrice. Sensazione giusta. D'altro canto, sono inesperta in materia.
Tuttavia, sono contenta di portarmi a casa la fascia che ho vinto. Ora è appesa al muro della mia camera. I progetti sono ben altri. Ho intenzione di conseguire il diploma e continuare a scrivere articoli. Dopodiché, voglio frequentare la facoltà di lingue a "L'Orientale" di Napoli. Inoltre, sto iniziando a portare avanti progetti di volontariato.
Ritengo sia stata un'esperienza che mi ha arricchito molto. Ho percorso nuove strade. Conosciuto persone. Ho capito che i concorsi di bellezza non sono frivoli se presi con dignità. Miss Avellino mi ha fatto comprendere il nesso logico tra interiorità e esteriorità. Bisogna essere belli dentro per esserlo poi fuori. Partecipare è un gioco. Un gioco di astuzia. Di intelligenza. Di corpo. L'importante è mettersi alla prova. Sempre.
Mariagrazia Mancuso
(studentessa del corso di giornalismo organizzato da Ottopagine nell'ambito dell'iniziativa scuola/lavoro)
