Frivoli. Così vengono definiti i giovani del ventunesimo secolo. Tutti figli di papà, dicono. Tutti omologati. Masse di pecore intente a seguire il gregge. Ridicoli, li chiamano. Non hanno i valori di una volta. Quando ci si svegliava presto per aiutare i familiari a coltivare i campi. I giovani erano dediti all'agricoltura. Insomma, si stava meglio quando si stava peggio.
Eppure le eccezioni alla regola esistono. Alfonso Gregorio è l'eccezione in persona. Diciannovenne determinato con un sogno nel cassetto: ampliare e modernizzare la piccola azienda agricola di famiglia.
Una passione innata. «La passione per la terra ce l'ho sin da piccolo. Devo ringraziare i miei genitori - comincia -. Loro sono agricoltori. Dunque, sono cresciuto a pane e terra. Avevo quattro anni e sapevo già vendemmiare e imballare il fieno».
L'imballaggio conduce il piccolo Alfonso a un amore sconfinato. Il trattore. «Era un giorno d'estate. Ricordo che mio padre doveva caricare le balle sul trattore. Mi porto con sé e fu subito amore. Adoravo quel mezzo agricolo. Da allora, passavo le mie giornate sul trattore. Era il nascondiglio perfetto quando mia madre mi rincorreva per costringermi a mangiare - continua -. A otto anni imparai a guidarlo. Sapevo maneggiarlo alla perfezione. Se capitava, facevo un giro anche sui trattori degli amici di mio padre. Ne ebbi tante di ramanzine ma la tentazione era troppo forte. Ogni volta era come se gli altri trattore mi seducessero. Incredibile», dice.
Il tempo scorre. Anno 2008. Inizio delle scuole medie all'istituto "F. Sullo" di Castelfranci, luogo di residenza. «L'ambiente scolastico mi piaceva. Mi intrigava una materia in particolare, tecnica. Il disegno tecnico faceva per me. Rappresentavo su carta trattori perfettamente squadrati. Talmente perfetti che il mio professore prese uno dei miei capolavori e lo conservò nella stanza di casa sua. Fu una soddisfazione per me. Riuscii a trasmettere il mio spirito bucolico», dichiara fiero.
Nel frattempo, ogni estate è dedicata a spianare il terreno. «Sveglia alle cinque del mattino. Giornata lunga. Ci fermiamo soltanto per pranzare. Lavorare sotto il sole è dura ma vedere i frutti del raccolto mi fa stancare di meno. Piantiamo olive, uva e molti ortaggi. Passo le ore a spianare col trattore e fare mulinelli. Il tutto finisce al calar del sole e poi a nanna».
La passione per il trattore fa nascere un'ulteriore passione, i motori. Nell'agosto del 2013, Alfonso decide di dare un tocco di classe al vecchio macchinario da campo. «Volli fare qualche ritocco al mio amato trattore. Lo riverniciai e cambiai alcuni pezzi del motore ormai malandato. Un mio amico aiutò a rendere mozzafiato il mezzo. Ci vollero ben dieci giorni per riverniciarlo da capo. Ben undici ore di lavoro, dalle quattro del pomeriggio alle tre di notte. Sfiancante ma ripagante. A fine mese ottenni un nuovo trattore. Era proprio bello. I miei occhi brillavano alla sua vista», afferma.
Ritorniamo indietro di due anni. 2011. Il piccolo contadino varca la soglia del mondo liceale. Liceo scientifico "Francesco De Sanctis" di Sant'Angelo de Lombardi. «Che il figlio di campagnoli sia un ignorante è soltanto un luogo comune. Io di cultura ne ho. Non a caso, ho scelto di frequentare lo scientifico. Certo, sono stato bocciato due volte ma mi sono trovato bene. La bocciatura fu a causa delle mie numerose assenze e non perché non aprissi libri in mano», spiega il ragazzo contadino.
Le sempre più frequenti assenze sono scaturite dalla piccola attività agricola di famiglia. «Nel periodo delle olive e dell'uva, non potevo mancare. I miei avevano bisogno del mio aiuto. La mia terra ne aveva bisogno. E così mancavo a scuole per settimane intere - continua -. Dopo aver prodotto, vendiamo alle industrie e il ricavato va nelle nostre tasche. Chiariamoci, il guadagno è ingente ma la maggior parte viene speso per la manutenzione dei campi».
Un famoso detto spiega che non bisogna mai sottovalutare l'intelligenza dei contadini. Ed è vero. Il ragazzo di intelligenza ne ha da vendere. «Un anno in particolare fu bello per me. Stavo ripetendo la seconda liceale e in classe mia arrivò una nuova ragazza. Colpo di fulmine. C'era qualcosa di lei che mi intrigava. A oggi, non so dire bene se fosse amore o meno ma so soltanto che, grazie a lei, venne fuori la mia vena poetica. Incominciai a scrivere poesie e gliele dedicavo. Lei ricambiava. Fu una sorta di corteggiamento. Era l'unica che riusciva veramente a capirmi».
Già, Alfonso non è compreso da tutti. D'altronde i suoi coetanei hanno idee ben diverse. «Mi sono sempre sentito un po' insolito. Un pesce fuor d'acqua. Nessuno mai mi ha escluso, sono sempre stato accettato. Ma percepivo, e percepisco tuttora, la diversità nello stare in mezzo agli altri. I loro discorsi non sono come i miei. Io parlo di trattori, mulinelli e piante da seminare. Robe fuori dal comune. A scuola tutti quanti mi soprannominarono "Fonzo l'agricolo"», conferma.
L'incomprensione altrui è da spunto per il percorso futuro di studi. «Dato che nessuno mi comprende, vorrei io comprendere qualcuno. Scoprire com'è. Difatti, ho preso una decisione. Finito l'esame di maturità, mi iscriverò alla facoltà di psicologia. Non ho intenzione di diventare uno psicologo. Io miro a tutt'altro. Voglio solo riuscire a capire le persone».
Nel frattempo, avviene il passaggio all'istituto professionale della stessa città. «Il mio ritmo di vita iniziò a diventare incompatibile col liceo. Mi serviva una scuola più soft. Con l'università poi, sarà un'altra storia. Là gli esami li gestirò io», dichiara determinato.
Le nuove esperienze sono le benvenute. «Il 2 settembre la Coldiretti ha organizzato un mercatino a Frigento. Ho colto l'occasione al balzo. Sono partito con qualche mio amico e, arrivato sul posto, la curiosità ha preso il sopravvento - continua -. Inoltre, si è tenuta una conferenza sulla coltivazione della canapa. A mio giudizio, interessante».
«Sono sempre aperto alle novità perché penso che un agricoltore debba vivere di innovazione, al contrario di quanto si pensa. E' per questo che sogno di rinnovare l'azienda di famiglia con macchinari tecnologici di ultima generazione. E perché no, incrementarla. Magari, assumendo altre persone. Sarò il capo di una grande azienda. Avrà successo. Almeno spero. Io ce la metto tutta».
Certo, più si punta in alto, maggiori i sacrifici da fare. Un'impresa agricola moderna richiede ingenti somme di denaro. «Non ho soldi abbastanza per avviare l'attività. Sto cercando di fare il possibile poiché mi cimento in qualsiasi lavoro. Guadagnare e mettere da parte. Questo è il mio motto per il momento».
Si sa, amore è amore. Non c'è tecnologia che tenga. «Metterò su un'azienda moderna ma il mio vecchio trattore rimarrà, costi quel che costi. I trattori saranno l'unica cosa a rimanere invariata. Toglietemi la zappa, quello che volete, ma il trattore no. Ogni volta che ci salgo sembra sempre la prima. Ogni volta una nuova emozione, una nuova meraviglia. E' fantastico».
«Concludo col dire di abbattere i pregiudizi sui contadini. L'aria di campagna è totalmente differente. Apre la mente, rende liberi. Noi campagnoli siamo semplici, umili. Il mio è un appello rivolto soprattutto ai miei coetanei affinché le future generazioni crescano in modo genuino. In un mondo odierno prigioniero dei cellulari e dei social, lo zappatore può rappresentare la salvezza».
Mariagrazia Mancuso
(Studentessa del corso di giornalismo organizzato da Ottopagine nell'ambito dell'iniziativa scuola/lavoro)
