di Andrea Fantucchio
Basta un giro davanti alla scuola media Enrico Cocchia, all'orario di uscita, per capire quale sia lo spirito con il quale tanti genitori hanno appreso che i propri figli, probabilmente, potrebbero correre un pericolo. Prima di tirar fuori le telecamere, ci immergiamo in mezzo a loro per capire che aria tiri. (Clicca sulla foto di copertina per guardare il servizio video)
Arriviamo alle 12.30. Nello spiazzale dinanzi alla Cocchia ci sono solo due genitori. Più in là un padre che aspetta il figlio in motocicletta. Dopo un quarto d'ora, ecco che alla spicciolata cominciano ad arrivare tutti gli altri.
Si parla del più e del meno fino a quando una conversazione finisce per attirare un gruppetto di genitori.
«Avete sentito – dice un signore sulla cinquantina accompagnato dalla figlia una delle mamme degli alunni – è arrivato un avviso di garanzia al sindaco, la scuola non è sicura».
«N'ata vota? (Un'altra volta per chi non è di qua)» - Un altro signore ha ascoltato tutto.
«Sì sono venuti ieri sera. E hanno chiuso il terzo piano».
Ma non tutti sono informati. Tanti, quando chiediamo delucidazioni in merito, ci dicono che hanno letto qualcosa questa mattina sui siti.
Poi suona la campanella. E il mare di ragazzini si riversa nello spiazzale. Uno di loro ci tira la maglietta: «Vi ho visto da lassù questa mattina. C'era un vostro amico». Si riferisce al collega Angelo Giuliani.
Un vociare chiassoso invade la zona, c'è anche qualche bambino che azzarda una battuta: «Io mi voglio dimettere dalla scuola». Chissà se a qualcuno a palazzo di città sono fischiate le orecchie.
I padri ascoltati davanti alla telecamera confermano invece quanto già detto: «Vogliamo – dice uno di loro - che si faccia chiarezza una volta per tutte. Ci dicano con certezza se la scuola è agibile o meno. Se non lo è, devono spostare i ragazzi alla svelta. Altrimenti, qualcuno si pronunci e si prenda la responsabilità di tenerla aperta come già sta accadendo”.
«Gia – conferma un altro genitore – è dovuta intervenire la Procura. L'amministrazione si era pronunciata prima dell'inizio dell'anno scolastico. Ci avevano detto che era tutto a posto. Adesso, capiremo se hanno mentito».
Proprio la mancanza di chiarezza è ciò che si imputa al sindaco, e soprattutto di tempismo nell'intervenire. Infatti, partiamo dal presupposto che l'avviso di garanzia è un atto dovuto, legato al suo ruolo di primo cittadino. Così come è tutta da verificare l'accusa di omissione in atti d'ufficio.
Sotto gli occhi di tutti è invece l'assenza di prontezza da parte di Foti: con il caso di Amatrice ancora vivo negli occhi, il primo cittadino prima che l'anno scolastico iniziasse, doveva ascoltare il provveditore agli studi Rosa Grano e spostare gli alunni in modo preventivo.
E far riaprire la struttura solo quando gli uffici preposti avessero fornito e sottoscritto tutte le rassicurazioni che il caso richiedeva. Un gesto di buon senso e l'opinione pubblica avrebbe di certo ringraziato. Purtroppo, con i se e con i ma non si va lontano.
E ora, anche su questa questione, tutti sembrano scaricare il primo cittadino. A partire dall'altro indagato, l'assessore dimissionario ai lavori pubblici, Costantino Preziosi, che parla di Foti come di un ex sindaco. Annunciando ai microfoni di Ottochannel che sarà il futuro primo cittadino, o un commissario probabilmente, ad occuparsi anche della messa in sicurezza della Cocchia.
Chi vivrà vedrà. In tanto la certezza sono tutti quei genitori da rassicurare. E alla svelta.
