Caso Abete e pecore: è il giorno delle scuse. Ma bastano?

Iannuzzi e Matano: il giorno della marcia indietro. Matano ha ammesso la «cagata». E Iannuzzi...

Per il vicequestore bastano le scuse? Merita rispetto per aver ammesso l'errore, ma se non era Abete, avremmo mai saputo dei soprusi? E' accaduto altre volte? Sono atteggiamenti tollerati in questura?

Avellino.  

 

 

di Luciano Trapanese

E' il giorno delle scuse. Dal vicequestore Elio Iannuzzi che scrive una accorata lettera al Ministero, ammette di aver sbagliato con la vicenda di Luca Abete e si rimette alle possibili conseguenze per la sua carriera (un eventuale trasferimento o peggio). A Frank Matano, uno dei giurati di Italian's got talent, che aveva preso in giro gli avellinesi ironizzando sulle pecore che pascolavano sotto il suo albergo.

Direte, mettere insieme le due cose, la violenta gestione dell'ordine pubblico di un funzionario di polizia e la battuta infelice di un personaggio dello spettacolo, è un salto carpiato con doppio avvitamento e rischio panciata. Ed è vero.

Se quella di Matano è – come ha scritto in un post - «una cagata» della quale si pente e per la quale chiede scusa, la storia di Iannuzzi è decisamente più delicata. Non riguarda uno che tenta di far ridere in tv, ma il funzionario di una istituzione importante come la polizia. Che non ha sbagliato solo nella semplice concitata gestione dell'ordine pubblico davanti al Convitto, ma soprattutto per quello che è accaduto subito dopo in questura. Per le frasi violente, offensive e minacciose. E per aver trattenuto senza motivo un cittadino per quattro ore in ufficio.

Ora, tutti possono sbagliare. E chi ha il coraggio di chiedere scusa e affrontare le conseguenze merita rispetto. Ma è inevitabile non porsi la domanda: è accaduto altre volte? E magari nei confronti di poveri cristi che non hanno saputo e soprattutto potuto difendersi.

Sulla questione è stato scritto di tutto. Non ci interessa il dibattito su Luca Abete che – per molti - non sarebbe un giornalista. E' una questione anacronistica. Abete, come altri suoi colleghi di Striscia o Le Iene, fa informazione spettacolo. Che non è un settore alieno dal giornalismo. Ma ha altre modalità. A volte stucchevoli, a volte efficaci.

E' un provocatore, certo. La reazione dell'intervistato fa parte della sua notizia. E se la reazione c'è, ed è scomposta, meglio realizza il servizio.

Di tutto questo erano a conoscenza gli agenti di polizia. Eppure non sono riusciti a mantenere la calma necessaria. La notizia doveva essere la faccia della ministra che riceve in premio una pigna, poi è stato il comportamento della polizia, o meglio di un funzionario in particolare, il vice questore Elio Iannuzzi, a trasformare una innocua provocazione ad un esponente del governo in un caso nazionale.

Come dire: ci sono cascati. Luca Abete ha raggiunto comunque il suo obiettivo (informazione spettacolo), la polizia ha fatto una figuraccia.

Zero a zero, palla a centro e finisce così. Non proprio. Con le scuse Iannuzzi ammette di aver sbagliato. Ma vorremmo essere certi – a prescindere da Iannuzzi – di una cosa fondamentale: che il “metodo Abete” non è un comportamento tollerato negli uffici di via Palatucci o di qualsiasi altra questura italiana.

E non regge la tesi della tensione. In fondo non si trattava di fronteggiare una rivolta di piazza. Ma di un tipo che voleva consegnare una pigna. Dai poliziotti ci aspettiamo sempre e comunque una certa dose di autocontrollo. Altrimenti dimenticano una cosa fondamentale: sono loro le forze dell'ordine.