Mercatone cinese. Gli avellinesi: meglio loro che niente...

In tanti sarebbero d'accordo. Ma non manca chi preferirebbe non cederlo a stranieri.

O chi ne vorrebbe fare altro. Non passa mai di moda la cittadella del sesso. Ma per tutti i colpevoli sono sempre gli stessi: chi l'ha voluto e chi ha lasciato si riducesse così. Tu hai idee diverse, proposte per riconsegnarlo alla città?

Avellino.  

di elleti

La possibilità che il Mercatone passi in mano ai cinesi ha scatenato una ridda di commenti. Molti nella pagina Facebook di Ottopagine, altri su numerosi gruppi. Una serie di opinioni naturalmente contrastanti. Ma non troppo.

Per chi non ha letto la notizia un breve riassunto: tre imprenditori cinesi (abbigliamento, giocattoli e oggettistica), hanno avviato uno studio di fattibilità per il fitto – intero o parziale – del centro commerciale in rovina. Vogliono utilizzarlo in parte per la grande distribuzione della loro merce (in tutto il sud), e in parte per la vendita al dettaglio (aperto, chiaro, anche a commercianti italiani). Una proposta al comune sarà formalizzata entro la prima decade di novembre.

Questi i fatti. E queste le vostre opinioni.

Per Angelo Magnoni: «Bisogna fare come negli Stati Uniti: tu imprenditore straniero vuoi investire da noi? La manodopera deve essere italiana, almeno all'80 per cento. Con contratti nazionali e non come si fa a casa tua. Controlli a tappeto per 2 anni, e se sei in regola: agevolazioni fiscali. E poi i soldi del Mercatone vanno reinvestiti per la città e nella città. Con commissioni di inchiesta a vigilare su come e dove si spendono e in mano a chi decide su dove investire».

Idee chiare. Poi però conclude con poche parole che non profumano certo di ottimismo: «Ah, già: siamo in Italia, scusate...».

Giuseppe Litto segnala con amarezza che «persone che arrivano fuori dalla nostra nazione ci tolgono il lavoro di mano».

Luca Urciuoli ha idee precise (e ripropone – con ironia – un vecchio progetto): «Trasformatelo in un casino, in un bordello. Basta che viene utilizzato».

Come dire: qualsiasi cosa, ma rendete utile quello scempio di cemento.

Trasuda ironia anche il post di Antonio Gnisci: «Mi sto preparando per l'operazione agli occhi: voglio farli diventare a mandorla». Un evidente riferimento a chi sta comprando l'Italia pezzo dopo pezzo.

Rosanna Bisaccia è sulla stessa lunghezza d'onda di Luca Urciuoli: «Se lo prendessero! L'importante che venga utilizzato!»

Proprio come Carmela Mazzei, che commenta con amarezza: «Speriamo bene. Speriamo se lo prendano i cinesi. Sempre meglio di chi lo ha fatto costruire e poi lo ha abbandonato. Vergogna!»

Dello stesso parere Giuseppe Restaino, che aggiunge una nota critica chi governa la città: «Datelo subito ai cinesi, resusciteranno quell'area... Cosa che gli amministratori avellinesi non sarebbero capaci di fare».

La proposta viene accolta positivamente anche da Nana Chic: «Perché no. Almeno si recuperano i nostri soldi buttati nel dimenticatoio».

Lo conferma anche Assunta Foglia: «Se devono tenerlo così, abbandonato, meglio che se lo prendano i cinesi».

Si aggiunge al coro anche Maria Pennini, che sintetizza la sua opinione in poche e chiare parole: «Meglio i cinesi che il nulla».

Carmela Lucera aggiunge una riflessione allo stesso concetto: «Sicuramente hanno più idee degli incapaci». Dove – riteniamo – racchiude nella parola “incapaci”, tutte le amministrazioni comunali che hanno consentito la trasformazione in rudere di quello che doveva essere, così si diceva all'epoca «il cuore pulsante del commercio cittadino».

Assunta Foglia replica a chi vorrebbe una cittadella del sesso: «Quello che ci vuole ad Avellino è un privè e “stammo apposto”. Si potrebbero fare tante cose».

Divertente la sintesi di Giovanni Liscio: «Dal Mercatone ai... mercatini».

E' pragmatica Lorenzina Iermano: «Speriamo ci sia lavoro per i giovani».

Vincenzo Catalani sintetizza così una riflessione sull'intero Paese: «Ormai comprano tutto (i cinesi ndr). Siamo in svendita grazie al governo».

Eleonora Picariello Greco non ha dubbi: «Dateglielo che sicuramente fanno meglio!»

Identico il parere di Antonio Iannaccone («Un po' di soldi e alacre versatilità, cinese ben venga», e Antonio Dello Russo: «A sto punto meglio loro».

Su qualche altro gruppo non è mancato il commento di chi è apertamente contrario («mai ai cinesi»), o vuole destinare quell'area ad altro («abbattetelo e fatene un parco con parcheggio»). Ma in linea di massima sono tutti d'accordo: se proprio deve restare in stato di abbandono che vengano pure gli imprenditori dell'Estremo Oriente a tentare di dare un senso a quel centro.

Qualcuno di voi ha altre idee, altri possibili utilizzi. O è meglio – o inevitabile, a questo punto – un destino cinese per quello che doveva rappresentare il futuro della città?