'Ndrangheta in Veneto, imprenditore avellinese nei guai

Le indagini, gli arresti e le misure cautelari

Tra le persone individuate dagli investigatori dopo molti mesi di indagine, vi è un pregiudicato, segnalato come contiguo a personaggi affiliati alle cosche crotonesi Grande Aracri e Dragone, e altri uomini collegati alla 'ndrangheta

Avellino.  

Tre misure di custodia cautelare eseguite dalla Dia di Padova, nell'ambito di un'inchiesta sulle infiltrazioni di 'ndrangheta in Veneto. Associazione di stampo mafioso, estorsione, rapina, usura e frode fiscale aggravata le ipotesi di reato per i tre arrestati e per altre 33 persone indagate. Quattordici le perquisizioni. Il territorio interessato dalle indagini è la Valpolicella, tra le province di Vicenza e Verona.

La Dia di Padova, coordinata dalla Dda di Venezia, ha portato a 3 arresti, 36 indagati e 14 perquisizioni.

Nel veneziano è stata perquisita l’azienda di un avellinese di 53 anni che sarebbe coinvolto nel giro di fatturazioni false e che dunque è indagato.

Il sistema prevedeva (il più delle volte per commesse almeno in parte eseguite) l’emissione di fatture per un importo maggiore a quello reale. La fattura veniva saldata, recuperando l’eccedenza in contanti che veniva divisa tra le persone coinvolte, andando a finanziare la stessa ‘ndrangheta.

Un giro d’affari proseguito dal 2012 al 2015 nel quale sarebbero stati coinvolti, più o meno volontariamente, altri imprenditori, tutti del settore edile, alcuni dei quali collegati alla ‘ndrangheta e in particolare alle cosche Grande Arcari e Dragone. Chi non sottostava al meccanismo era vittima di minacce, pestaggi, violenza (reati che non vengono contestati ai tre arrestati ma ad altri indagati). 

La conferma delle infiltrazioni. «L’indagine durata mesi ha permesso di definire precisi collegamenti

con la ‘ndrangheta. È questo uno dei rapporti criminali che più ci preoccupa. Le indagini sono ancora in corso per aspetti marginali», ha chiarito il procuratore capo reggente D’Ippolito, «Le infiltrazioni mafiose in Veneto sono un problema importante che ci impone di mantenere alta l’allerta».