di Luciano Trapanese
La morsa di carabinieri e polizia sul traffico e il consumo di hashish ad Avellino e in provincia sta avendo i suoi effetti.
Non gira più un grammo di “fumo”. Niente stecche, spinelli addio.
Le fonti sono state tagliate. Fermi, blitz, sequestri. L'ultimo al casello di Avellino Est dell'autostrada: un quintale di hashish. (clicca per leggere l'articolo)
Nei giorni scorsi l'arresto del panettiere che trasportava “marocco” proprio sulla piazza avellinese. Senza contare i sostanziosi sequestri a Serino, Altavilla Irpina (50 chili), e Montella.
Una lunga serie di operazioni - alcune casuali, altre frutto di indagini – che hanno, di fatto, provocato lo stop allo spaccio di hashish. Rubinetti chiusi. Canne zero.
Il mercato si sposta sull'erba “fai da te”. Ma non è sufficiente a soddisfare la richiesta. Produzione artigianale, consumo “tra amici”, o poco più.
Vi siete mai chiesti quanti ad Avellino e in Irpinia consumino abitualmente droghe leggere?
Il conto – inevitabilmente impreciso – è possibile. Su scala nazionale il dieci per cento delle persone tra i 15 e i 64 anni, con una discreta prevalenza di maschi, assume erba o hashish.
E quindi, circa quattromila nel capoluogo irpino e trentamila nel resto della provincia.
Numeri notevoli. Certo, non tutti “fumano” con la stessa frequenza. Ma il mercato è sicuramente importante. Per un giro d'affari da diversi milioni di euro. Al mese.
Il traffico internazionale di grandi quantitativi è gestito – difficile immaginare il contrario – dalla malavita organizzata. Ma lo spaccio non è in genere affar loro: i guadagni sulle piccole quantità sono ristretti e il rischio di essere intercettati dalle forze dell'ordine resta altissimo.
La vendita al dettaglio è affidata a piccoli spacciatori (nel napoletano la camorra utilizza giovani africani, spesso gambiani).
In Irpinia funziona così. Diversi gruppi o singoli acquistano quantitativi consistenti di hashish (quattro, cinque chili al mese). Vendono la sostanza a decine di spacciatori, ognuno con il suo gruppo “fidato” di consumatori.
Una parcellizzazione dello spaccio, che raramente avviene per strada, e che rende complessa l'opera delle forze dell'ordine.
Più semplice intercettare l'anello mediano della catena. Quelli che si riforniscono di quantità già importanti direttamente dalle organizzazioni, per poi cedere la sostanza a chi la distribuisce successivamente ai singoli spacciatori e da loro a diversi gruppi di consumatori.
Quell'anello mediano è il più a rischio. Anche perché si occupa del trasporto della droga dai trafficanti agli spacciatori.
Ad Avellino, così come a Benevento e nei centri medio piccoli, non ci sono vere piazze di spaccio. Il controllo delle forze dell'ordine è capillare e non avrebbero vita lunga.
Certo, resiste anche la vendita al dettaglio (soprattutto tra i giovanissimi). Ma il grosso dello spaccio si consuma in circuiti meno esposti e – come detto – meno visibili per carabinieri e polizia.
Negli ultimi anni è molto cresciuto anche il numero di quanti acquistano droghe (soprattutto marijuana olandese), sul web. Magari in Paesi dove la vendita è legale. L'arrivo in Italia può rappresentare un rischio, ma ci sono società che aggirano l'ostacolo con impacchettamenti molto fantasiosi. Il più comune è quello di inserire l'erba in porta cd con una vorticosa serie di incellophanature che hanno il compito di nascondere il più possibile il forte e inconfondibile odore della marijuana.
E' ipotizzabile in questi periodi di magra una ulteriore crescita degli acquisti via web.
