di Andrea Fantucchio
Il caso degli abusi edilizi in via Tagliamento è tornato questa mattina davanti al Gup del Tribunale di Avellino, Giovanfrancesco Fiore, dopo la decisione della Cassazione, che lo scorso maggio aveva accolto l'appello della Procura contro la decisione di non luogo a procedere relativa alle contestazioni del vincolo paesaggistico.
Fiore aveva prosciolto imprese, tecnici e dirigenti comunali dall'accusa di abuso in atti d'ufficio, non considerando illegittima la concessione edilizia per il Palazzo dell'ex Prefettura di via Tagliamento. Concessione che, secondo l'accusa, era sprovvista dell'autorizzazione paesaggistica relativa al torrente San Francesco che scorre lì accanto.
Il Gup si era avvalso della perizia del consulente, l'architetto e professore della “Federico II”, Francesco Domenico Moccia, che chiariva come per il vincolo contestato si potesse concedere una deroga poiché la zona in questione era densamente abitata e urbanizzata. Poi la decisione dei magistrati romani, che non sono entrati nel merito della questione, ha riportato il processo all'udienza preliminare.
I costruttori, Osmondo Scozzafava e Antonio Avagnano, hanno chiesto il giudizio abbreviato (la difesa affidata, fra gli altri, agli avvocati Nello Pizza, Carmine Danna, Benedetto Vittorio De Maio). Richiesta accolta, nonostante la contestazione del Pm, Roberto Patscot.
Oltre ad Avagnano e Scozzafava sono imputati anche i progettisti Massimo Preziosi, Eusebio Trivelli, Paolo Rella e Manuela Sarajevo, i tecnici del Comune di Avellino Michele Di Iorio, Luigi De Cesare e Francesco Tizzani, e gli imprenditori titolari della ditta che si è occupata dello scavo: Luca, Giampiero e Carmine Marinelli.
Si torna in aula il 24 gennaio 2018.
