Corruzione elettorale, quando Gabrieli incontrò Festa: in aula

L'accusa a carico dell'ex amministratore è di aver promesso un posto di lavoro in cambio di voti.

Oggi il caso è tornato in aula. Il giudice Spella ha rigettato la richiesta del pm di unificare i due processi a carico di Gabrieli che, sempre in seguito all'inchiesta su Acs, deve rispondere anche dell'accusa di peculato e corruzione.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Slitta al 23 gennaio 2018 il processo per corruzione elettorale a carico di Amedeo Gabrieli. Il giudice Francesca Spella, questa mattina, ha rigettato la richiesta del pm di unificare i due processi che vedono coinvolto l'imputato. Gabrieli deve rispondere, sempre in seguito all'inchiesta su Acs, dell'accusa di peculato e corruzione.

Perché la corruzione elettorale? Secondo quanto emerso dalle indagini, l'ex amministratore di Acs avrebbe promesso al figlio di Sergio Festa un posto di lavoro in cambio di alcuni voti in favore del candidato presidente al consiglio regionale e di un consigliere.

Ad avvalorare la tesi della Procura, alcune intercettazioni raccolte dagli uomini della Squadra Mobile di Avellino nel corso dell'inchiesta.

In una di queste, è venuto fuori anche l'ormai famoso, "Io voto De Luca al quadrato". Un riferimento al De Luca irpino, ex senatore, e a Vincenzo De Luca che all'epoca dei fatti correva per il ruolo di governatore.

L'intercettazione ambientale raccoglieva proprio un incontro fra Gabrieli, Festa e il figlio di quest'ultimo.

Per la difesa, prove comunque non sufficienti a sostenere l'accusa: nelle intercettazioni raccolte non ci sarebbero elementi tali e incontrovertibili per giustificare il capo d'imputazione. 

Questa mattina Amedeo Gabrieli era in aula affiancato dal suo avvocato di fiducia, Gerardo Di Martino. Anche condividendo le richieste dell'avvocato, il tribunale ha rigettato la richiesta della Procura (unificare i due procedimenti). E ha poi disposto la nuova udienza.