di Andrea Fantucchio
Torna in aula il dramma di Marina De Piano, la giovane madre morta in ospedale poche settimane dopo aver partorito il suo bambino.
I fatti risalgono al 2012. La 27enne era stata ricoverata all'U.O. di Ostetricia e Ginecologia del "Landolfi" per poi essere trasferita al "Moscati" di Avellino, dove era deceduta.
In seguito alla sua morte era stata aperta un'inchiesta che aveva coinvolto diversi medici di Avellino e Solofra. Molti di loro sono stati poi prosciolti. Oggi, gli imputati sono quattro medici del Landolfi.
Stamattina erano attesi in aula i tre consulenti (Saliva, Perna e Saggese) che avevano eseguito per il pm l'autopsia in fase di indagine. Presente soltanto Perna.
Il giudice Paolo Cassano ha così disposto una nuova udienza che potrebbe rivelarsi fondamentale per l'esito del processo. Oltre ai tre testi di oggi, saranno infatti ascoltati i periti, Buccelli e Genovese, nominati dal Gip, Antonio Sicuranza, durante l'incidente probatorio. La loro perizia evidenzia come la causa della morte di Marina sia stato il Les (lupus eritematoso sistemico) che non sarebbe stato rilevato dal personale medico durante la degenza al Landolfi. Tesi sostenuta dal pool di avvocati che rappresenta i familiari della vittima (Claudio Frongillo, Ennio Napolillo, Raffaele Moretti e Carla Melella). Intanto è stato anche presentato un esposto all’Ordine dei Medici europeo, nazionale e provinciale per denunciare l’accaduto.
La relazione dei periti si aggiunge alla consulenza dei tecnici nominati dal magistrato del Pubblico Ministero che aveva evidenziato la responsabilità medica per il decesso della giovane Marina.
Alla difesa degli imputati (avvocati Gaetano Aufiero e Alberico Villani) il compito di smentire le accuse grazie anche al supporto dei consulenti di parte. Gli avvocati cercheranno poi di dimostrare la presunta reticenza della vittima che non avrebbe agevolato il compito dei medici.
La vicenda di Marina ha avuto in questi anni grande eco mediatica anche a causa delle iniziative, spesso eclatanti, dei familiari della giovane. A partire dal padre che non si era mai rassegnato a perdere sua figlia e continuava a scrivere delle lettere alle istituzioni chiedendo fosse fatta giustizia.
Si torna in aula il prossimo 23 novembre.
