di Andrea Fantucchio
La Procura di Avellino continua a indagare sulla compravendita dei diplomi falsi. Gli inquirenti sarebbero vicini a scoprire gli autori della truffa. Si indaga in più direzioni, ma la pista più calda porta in provincia di Caserta. E' probabilmente qui che, mister “2000 euro”, l’assistente tecnico in pensione A.P. (attualmente non indagato) ripreso dalle telecamere nascoste di "Striscia la Notizia", acquistava i certificati da rivendere. All'insaputa della Cisl con la quale collaborava e che si è costituita parte lesa (rappresentata dall'avvocato Ennio Napolillo)
Gli investigatori non escludono l'esistenza di un giro più ampio di compravendita di titoli. Una rete che coinvolgeva altri impiegati del sistema scolastico. E quindi anche decine di acquirenti.
Secondo un prima ricostruzione, il costo dei diplomi partiva da trecentocinquanta euro. Tanto sarebbe costata una certificazione in informatica o dattilografia. Attestati che si sarebbero potuti rivelare fondamentali per i concorsi nelle scuole.
Con le indagini che proseguono, si delinea un quadro molto preoccupante per tutti i giovani che hanno scelto la strada più facile: quelli di comprare i titoli fasulli. Secondo le prime indiscrezioni erano in tanti a conoscere del sistema di compravendita di certificati falsi. Un passaparola che si era diffuso soprattutto fra neolaureati. Molti di loro disposti a fare il possibile per inserirsi nel mondo del lavoro. Anche con un imbroglio.
Il reato ipotizzato nei loro confronti è quello di utilizzo di atto falso che potrebbe anche portare al licenziamento (se nel frattempo sono stati assunti). Oltre ad eventuali sanzioni, anche economiche, da valutare caso per caso.
