Montuori, eroe irpino. Consiglio di Stato: sì all'indennizzo

Stefano Montuori, autista del procuratore Gagliardi, rimase ferito nell'attentato 35 anni fa

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Ora vive a Baiano e lotta allettato contro la Sla. La raccolta firme, l'appello dei familiari, la decisione del Consiglio di Stato che conferma la pronuncia del Tra

Baiano.  

 

di Simonetta Ieppariello

E' giusto concedere l'indennizzo previsto per le vittime del dovere a Stefano Montuori, autista del ministero della Giustizia ferito insieme all'allora procuratore della Repubblica di Avellino, Antonio Gagliardi, in un agguato camorristico, avvenuto il 13 settembre del 1982. Lo stabilisce una sentenza del Consiglio di Stato confermando la pronuncia del Tar Campania.
Montuori aveva chiesto nel 2011 l'indennizzo. Ma l'iter è stato lungo: il ministero dell'Interno l'aveva negato ritenendo che la parentela di quarto grado con due soggetti appartenenti alla criminalità organizzata. Questa una circostanza che ostacolava l'approvazione. 

Ma per i giudici di Palazzo Spada «la vittima, oltre ad essere totalmente estranea ad ambienti e logiche criminali, svolgeva, al momento dell'agguato, una funzione istituzionale di contrasto alle associazioni criminali (autista di un magistrato sottoposto a particolari misure di protezione), che lo ha messo in condizione di rischiare la propria vita, e lo ha altresì indotto a compiere azioni tali da salvare persino la vita altrui». 

Stefano Montuori 35 anni fa sopravvisse con coraggio e forza miracolosamente all' agguato della camorra. Nel mirino c’era un pm lui stava lavorando, era il suo autista. Tre auto, persone con i mitra tentarono di uccidere il pm, e  lui coraggiosamente tentò di salvarlo.

La storia di Stefano Montuori e il suo triste destino, finirono poche settimane fa al centro del servizio di Roberta Rei de Le Iene: autista eroe vittima di Stato (un immagine tratta dal servizio, ndr). Stefano era l’autista del magistrato Gagliardi, finito nel mirino per le sue indagini sugli appalto nella fase della delicata ricostruzione del post Terremoto del 1980. Anche Stefano rimase vittima dell’attentato.

Mentre però il magistrato ha ottenuto i riconoscimenti che gli spettavano, con la medaglia d’oro al valore, Stefano no: essendo a letto, nella sua casa di Baiano, ne avrebbe bisogno. La malattia continua ad avanzare senza sosta. Sua figlia commenta amara al telefono “abbiamo un ospedale in casa. Gli hanno diagnosticato la Sla lo scorso giugno. Una malattia terribile - aveva spiegato suo figlia Sara che avevamo contattato al telefono -, che lo consuma giorno dopo giorno”.