In aula il killer dei Genovese: «Così uccidevo per il clan»

Ascoltato Raffaele Spiniello nel processo a carico di Viesto: le dichiarazioni shock...

Ascoltato nel processo per concorso in tentato omicidio a carico di Luigi Viesto. Spiniello ha ricostruito la geografia criminale in Irpinia a cavallo del 2000.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

«Ero il killer del clan Genovese. Ma neanche chi ordinava gli omicidi sapeva chi mi accompagnava. Facevo il "servizio" e poi non dicevo niente a nessuno». Era sicuro di sé ed estremamente lucido, il collaboratore di giustizia Raffaele Spiniello, quando questa mattina, nel processo per concorso in tentato omicidio a carico di Luigi Viesto, ha ricostruito quanto accaduto qualche giorno prima dell'esecuzione di Walter De Cristofaro. Crivellato di colpi di fronte al bar Tiglio, a San Biagio di Serino, il 12 luglio del 2000.

De Cristofaro era stato assassinato da due sicari armati di passamontagna. Poi fuggiti a bordo di una Seat Ibiza sulla quale si attendeva il terzo complice. Per quel delitto sono stati incriminati proprio Raffaele Spiniello e Pasqualino Bianco. Un plotone d'esecuzione, i cui mandanti erano stati poi individuati in tre pezzi da novanta del clan Genovese: i due boss Modestino e Amedeo, e Antonio Masucci, nome emergente del crimine organizzato nella zona del serinese. Proprio Masucci sarà ascoltato nella prossima udienza in video conferenza.

Viesto è accusato di aver partecipato all'organizzazione del tentato omicidio, qualche giorno prima che si consumasse l'assassinio di De Cristofaro. Per gli inquirenti avrebbe dovuto condurre la vittima nel luogo prescelto per l'agguato, la casa di un altro ex esponente del clan, e dare poi il segnale agli esecutori materiali dell'omicidio. 

Spiniello, incalzato dalle domande del pm della Procura Generale di Napoli, Francesco Soviero, ha ripercorso quella stagione criminale che ha insanguinato l'Irpina a cavallo del 2000.

«I Cava e Genovese avevano diverse zone di competenza. Solo per le estorsioni si dividevano alcuni incassi. Lo spaccio era più difficile da controllare. Ma c'era reciproco rispetto. All'epoca nessuno si metteva contro di noi: sapevano che sarebbero morti o che avrebbero dovuto ucciderci».

Prima che avvenisse l'omicidio De Cristofaro, ci sarebbe stato un incontro in un ristorante di Mercogliano, al quale avrebbero partecipato alcuni esponenti del clan Cava e dei Genovese.

«E' lì – ha raccontato Spiniello – che si era parlato per la prima volta di un gesto forte da compiere nei confronti di De Cristofaro. Non correva buon sangue fra lui, Masucci e Modestino. Nel corso dell'incontro i Genovese chiesero ai Cava di prendere provvedimenti nei confronti di De Cristofaro».

Poi si era deciso di agire ugualmente nei confronti di De Cristofaro.

Prima di continuare con le sue dichiarazioni, Spiniello ha chiesto una pausa , concessa dal giudice Roberto Melone, affiancato dai magistrati Francesca Spella e Viviana Centola. Il suo sguardo è apparso assorto, perso chissà dove, prima di uscire dall'aula. E' rientrato dieci minuti dopo e ha continuato la testimonianza. Con la stessa sicurezza e lucidità di prima.

«Si era deciso di attirare De Cristofaro in un tranello. Avevamo pronti le armi e la Seat poi utilizzata il giorno dell'omicidio. Il giorno dell'agguato previsto, giravamo in paese con un'altra auto».

Il luogo prescelto per l'omicidio era la casa di Giulio Acierno, poi assolto dall'accusa di concorso in omicidio. La scusa era quella di attirare De Cristofaro a consumare della cocaina, grazie proprio alla collaborazione di Viesto. Che poi avrebbe dovuto avvisare quando la vittima fosse stata all'interno dell'abitazione, chiamando un'altra persona che doveva dare il segnale a Spiniello.

Ma, ha raccontato il pentito, De Cristofaro non sarebbe mai arrivato. Lo avevano aspettato diverse ore. Poi ci sarebbe stato uno “scambio di sguardi” fra Viesto, presente nello spiazzale dell'abitazione scelta per l'omicidio, e Spiniello.

L'avvocato Rolando Iorio, difensore di Viesto, ha chiesto maggiori chiarimenti sul rapporto fra Spiniello e il suo assistito. E sulla presenza di quest'ultimo all'incontro nel ristorante di Mercogliano.

«Non ricordo se ci fosse – ha aggiunto Spiniello – anche se mi sembra difficile che lui fosse lì. Non contava abbastanza. Lui eseguiva ordini, come del resto anche il sottoscritto. Ma io ero immediatamente sotto ad Amedeo, Modestino e Carmine Taccone. Ero il braccio armato e, ripeto, nessuno sapeva i nomi di chi mi affiancava».

Iorio ha incalzato il teste, affermando che quei nomi sarebbero poi usciti durante il programma di collaborazione con la giustizia.

Secca la risposta: «Lì, avvocà, si gioca a carte scoperte. E non si bara». 

Viesto, nella ricostruzione di Spiniello, si sarebbe occupato soltanto di spacciare piccole quantità di droga. 

Nella prossima udienza, a marzo, saranno ascoltati altri due collaboratori di giustizia. A occuparsi della difesa della moglie e dei figli di De Cristofaro, costituitisi parti civili, sono i penalisti Michele Scibelli e Antonio Iannaccone.