Ora viene condannato anche chi tenta, senza riuscirci, di incendiare un bosco o una qualsiasi area verde. Non è una sentenza banale o scontata quella emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avellino. Anzi, segna un precedente, nel quale potrebbero essere inseriti tutti quei casi, discussi e discutibili, che coinvolgono in particolare i coltivatori dell'hinterland avellinese quando danno fuoco alle ormai famigerate “stoppie”, cumuli di foglie dei nocelleti, ritenute da molti causa di inquinamento atmosferico in diverse zone della città capoluogo.
I fatti contestati risalgono al maggio del 2013, quando gli agenti della forestale di Montoro hanno sorpreso nella zona di Perticarelli, a pochi chilometri dal centro del paese, un uomo che aveva appiccato il fuoco a un cumulo di residui vegetali a qualche metro da un pregiato castagneto. Le fiamme – secondo la ricostruzione degli agenti della forestale – non erano divampate perché frenate dalle piogge dei giorni precedenti che avevano reso umide sia le foglie secche sia il terreno. Ma anche per il pronto intervento degli operai di una ditta boschiva che stava operando in zona.
Il presunto piromane è stato – all'epoca – trovato anche in possesso di un machete a altre armi da taglio. E per questo motivo venne formulata nei suoi confronti l'ipotesi di reato di tentato incendio boschivo e porto abusivo di arma bianca.
Ieri la condanna. La pena è stata comunque sospesa perché l'imputato era incensurato.
Ma resta la sentenza. Che apre squarci nuovi alla lotta contro gli incendi boschivi dolosi. Anche perché, a questo punto, basta appiccare un fuoco che rischia di espandersi per poter essere denunciati e condannati. Un ulteriore deterrente per chi non rispetta il nostro ricco e sempre più a rischio patrimonio boschivo.
Luciano Trapanese
