di Andrea Fantucchio
Tre anni e dieci mesi da scontare ai domiciliari. E' questa la pena, patteggiata, per M.A.,di Avellino, nei cui confronti era ipotizzato il reato di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Ha scelto invece il rito abbreviato il coimputato, M.R., condannato ad un anno e quattro mesi. L'uomo è ora in libertà.
I due imputati erano stati fermati nei pressi di una scuola dalla sezione antidroga della Squadra Mobile di Avellino, coordinata dall'ispettore superiore Roberto De Fazio sotto la supervisione del primo dirigente Michele Salemme. Mentre, secondo la ricostruzione degli agenti, M.A. stava cedendo droga a M.R. Dopo il sequestro di un piccolo quantitativo di stupefacenti erano scattate le perquisizioni domiciliari. Nel garage di M.A. gli agenti avevano rinvenuto centoventi grammi di cocaina, due chili di hashish, dieci telefoni cellulari e altri oggetti utilizzati nell'attività di spaccio. Proprio alla luce degli elementi raccolti dall'accusa, la difesa dell'imputato condotta dall'avvocato Gaetano Aufiero e Samuela Scardino, ha deciso di proporre il patteggiamento poi accolto.
A casa del consumatore erano stati rinvenuti 23 grammi di cocaina pari a novantaquattro dosi. Nella perquisizione erano stati sequestrati anche una scatola di bicarbonato, un bilanciato e dieci guanti usa e getta. La difesa, condotta dalla penalista Loredana De Risi, ha ottenuto una riqualificazione per lieve entità. Evidenziando le modalità dell’azione, del tutto rudimentali, e la scarsa potenzialità diffusiva della sostanza stupefacente. Ha inoltre chiarito come, durante il sequestro, non fossero state rinvenute cifre proventi dall'attività di spaccio o agende riconducibili ad eventuali consumatori: tutto faceva desumere che non si trovasse di fronte a un pusher professionista. Tutti elementi che hanno convinto il gup presso il tribunale di Avellino, Fabrizio Ciccone, a riconoscere la riqualificazione del reato per lieve entità.
