Spaccio di cocaina ad Avellino: assolti Forte e altri quattro

Avellino. Il tribunale ha disposto l'assoluzione "perché il fatto non sussiste".

La difesa, condotta fra gli altri dai penalisti Carmine Danna e Alberico Villani sostituito in aula dall'avvocato Paolino Salierno, ha provato la poca concordanza degli elementi raccolti in fase di indagine.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Erano accusati di aver spacciato cocaina e hashish fra Avellino e l'hinterland, ma il tribunale del capoluogo irpino li ha assolti. Il collegio giudicante, presieduto dal magistrato Roberto Melone, a latere i giudici Viviana Centola e Francesca Spella, ha disposto l'assoluzione per Silvana Forte, Patrizia Flaminia, Mario Bagno, Gharbi Salah e Gharbi Alabine assistiti, fra gli altri, dai penalisti Carmine Danna e Alberico Villani sostituito oggi in aula dal collega Paolino Salierno. Nella precedente udienza era stata richiesta dal pm l'archiviazione per altri otto imputati nel procedimento penale. 

Il processo è scaturito da una vicenda che risale al 2007. La sezione antidroga della Squadra Mobile della Questura di Avellino, coordinata dall'ispettore superiore Roberto De Fazio, aveva realizzato un blitz in un noto bar del capoluogo. Gli investigatori avevano ipotizzato l'esistenza di un fiorente giro di spaccio di sostanze stupefacenti, in particolar modo cocaina. 

Così è iniziata un'attività investigativa fatta di registrazioni telefoniche, appostamenti, intercettazioni ambientali. Gli agenti hanno identificato i presunti protagonisti dello spaccio. Sono seguite alcune perquisizioni. Come quella eseguita nell'abitazione di un sospettato, poi non inserito fra gli imputati di questo procedimento penale. L'uomo aveva in casa quaranta grammi di cocaina. Il suo cellulare era stato “messo sotto controllo”. E' seguito un appostamento. Gli agenti hanno pedinato il sospettato: è entrato nel portone del palazzo dove all'epoca dei fatti contestati abitava la Forte. All'uscita, l'uomo aveva in tasca cinque grammi di cocaina poi sequestrati.

Elementi che avevano spinto gli investigatori a iscrivere anche la Forte nel registro degli indagati. La donna era poi finita a processo. 

Oggi in aula la sua difesa, affidata al penalista Carmine Danna, ha ribadito quanto sostenuto durante il dibattimento grazie a prove documentali e all'escussione di alcuni testimoni rivelatisi decisivi. E' stata evidenziata la poca concordanza degli elementi raccolti in fase d'indagine: il sospettato si era recato a casa della Forte oltre un mese dopo il sequestro, non c'era prova che l'imputata avesse ceduto la sostanza stupefacente, all'interno dell'abitazione della Forte non erano state rinvenute né droga né gli oggetti abitualmente utilizzati nell'attività di spaccio. La difesa ha poi chiarito, in modo inequivocabile, come le intercettazioni che riguardavano la donna non offrissero elementi tali da provarne la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. Così i magistrati hanno disposto l'assoluzione.