di Andrea Fantucchio
Dovrà comparire di fronte al gup presso il tribunale di Cuneo, Carlo Gnocchi – l'udienza è prevista per il 30 marzo – S.J., 34enne albanese, ex latitante internazionale ricercato in mezza Europa per svariate rapine in abitazione. L'uomo, difeso dal penalista Rolando Iorio del foro di Avellino, è stato arrestato lo scorso 22 novembre nel capoluogo irpino dagli agenti della sezione Volanti della Questura avellinese diretta dal vicequestore Elio Iannuzzi.
L'arresto è avvenuto nel residence Moscati poco distante dall'ospedale di Avellino. La banda alla quale apparteneva l'imputato, composta da altri due membri, era scesa in città tre giorni prima dei colpi. Erano seguiti sette tentativi di furto in abitazione in tre giorni: due dei quali riusciti.
I malviventi, con mimetiche e passamontagna, raggiungevano le ville attraversando le campagne, forzavano gli infissi di metallo, immobilizzavano i residenti e poi portavano via gli oggetti di valore o i soldi in contanti. Mentre lasciavano le apparecchiature elettroniche che potevano essere registrate. Insomma – secondo gli inquirenti – non erano degli sprovveduti.
Ne è prova anche il fatto che, prima dei colpi ad Avellino, avevano agito in diversi comuni dell'Italia meridionale.
All'interno del residence, durante un blitz, gli agenti avevano trovato i tre sospettati. Tutti con documenti falsi di pessima fattura, diversi cellulari, abiti utilizzati per i furti, oltre a diversi cacciaviti, un martello e una grossa tronchese.
S.J. era latitante da quando erano stati arrestati altri quattro membri di una banda di albanesi che operava in Europa dell'est. Per gli inquirenti lui era il capo. Il 30 marzo proverà, affiancato dal suo legale, a smentire le accuse a suo carico. A partire da una rapina in un'abitazione di Bene Vagienna in provincia di Cuneo.
Secondo la Procura, l'imputato e i suoi complici avrebbero legato mani e piedi di una donna con del nastro adesivo. Poi, dopo averla minacciata, le avrebbero rubato il cellulare e chiesto dove fosse la cassaforte. I malviventi si sarebbero poi fatti condurre in camera da letto: dove c'erano alcuni soldi in contanti poi portati via.
