di Andrea Fantucchio
La Procura ha chiesto il processo per i sei indagati nell'inchiesta sulla realizzazione di un complesso edilizio nella zona H1 numero 5 (le così dette "torri") non lontano dall'autostazione di Avellino. Sotto indagine anche due dirigenti del Comune, quello responsabile del servizio Piani e Programmi, e quello che si occupa dei procedimenti. Con loro il direttore dei lavori, l'amministratore unico della società committente e l'amministratore legale e titolare dell'impresa esecutrice dei lavori (Leggi qui nomi e dettagli).
L'inchiesta è nata tre anni fa da alcuni accertamenti eseguiti dai carabinieri forestali, coordinati dal capo della Procura avellinese, Rosario Cantelmo, e dai sostituti, Roberto Patscot e Teresa Venezia.
Secondo la ricostruzione della Procura i dirigenti comunali avrebbero attestato il falso perché, in una relazione indirizzata alla Regione, hanno affermato che «per effetto delle trasformazioni subite dal Vallone San Francesco, eccetto che per le risultanze istruttorie in sede regionale, in maniera oggettiva si può definire l'irrilevanza paesaggistica del corso d'acqua in quanto l'intero tratto considerato non ha più le seguenti caratteristiche: nella aree con termini non presenta: zone archeologiche, manufatti edilizi di notevole valore storico architettonico». Visione differente quella della Procura: per i magistrati il vincolo paesaggistico esiste e sarebbe stato violato.
Fra le contestazioni anche presunte volumetrie in eccesso e difformità nella previsione e realizzazione dei parcheggi relativi ad attività commerciali. Accuse ovviamente respinte dai diretti interessati. Nell'udienza del 18 settembre toccherà al gup, Paolo Cassano, dopo aver ascoltato le due parti, decidere se disporre il processo o il "non luogo a procedere".
