Lavoro in cambio di voti, caso Acs: sentito capo della Mobile

Avellino. Processo ad Amedeo Gabrieli. Ascoltato chi ha svolto le indagini con intercettazioni.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Non sono mancati i momenti di tensione in aula, e c'entrava poco il gran caldo che attanagliava questa mattina il palazzo di giustizia di Avellino: botta e risposta di battute al vetriolo fra il sostituto procuratore, Vincenzo D'Onofrio, e l'avvocato di fiducia di Amedeo Gabrieli, il penalista Gerardo Di Martino, quando è comparso in aula l'ex numero uno della Squadra Mobile irpina e attuale vicequestore aggiunto di Modena, Marcello Castello. Testimone chiave nel processo per corruzione elettorale a carico dell'ex numero uno di Acs, Gabrieli, che per la Procura avrebbe promesso al figlio di Sergio Festa l'occupazione in un progetto finanziato dalla Regione, “Garanzia Giovani”, in cambio di voti. Accuse sempre respinte dal diretto interessato.

Il difensore di Gabrieli ha eccepito la possibilità del testimone di discutere sulle intercettazioni, non essendo state ancora trascritte in perizia (questo l'elemento di scontro in aula fra Accusa e Difesa). Il giudice ha accolto l'opposizione e stabilito che sarà conferito un incarico a un consulente, per la trascrizione, il prossimo 25 giugno. Un aspetto rilevante per il processo considerando che proprio un'intercettazione telefonica e un'altra ambientale rappresentano, come dichiarato dallo stesso Castello su domanda del difensore di Gabrieli, l'elemento di prova fondamentale intorno al quale ruota l'indagine.

Il testimone ha comunque deposto sulla nascita e lo sviluppo dell'inchiesta: «Indagavamo sui rapporti fra la partecipata del comune di Avellino Acs e alcuni appalti, a partire dalla aree di sosta, fra il 2015 e il 2015. Indagine che si è poi conclusa con l'esecuzione di otto misure cautelari: una carico proprio di Gabrieli».

Pur non potendo entrare nel merito delle intercettazioni, Castello ha spiegato che «dalle sue considerazioni, che vengono fuori dall'inchiesta, Gabrieli avrebbe promesso un'occupazione a Federico Festa, figlio di Sergio, in un progetto finanziato dalla Regione che rientrava in Garanzia Giovani. C'era stato un colloquio, intercettato, proprio fra l'imputato e i due Festa. Lo stipendio previsto era di circa cinquecento euro mensili».

Era poi stata ascoltata anche la donna responsabile del progetto al centro dell'indagine, non citata al momento come testimone. Il Procuratore ha invece richiesto di poter ascoltare il poliziotto che ha affiancato Castello nelle indagini e che si è occupato proprio dell'attività di intercettazione. Acquisizioni telefoniche e ambientali che sono finite al centro anche dell'altro filone processuale dell'inchiesta che vede imputati, oltre a Gabrieli e proprio Sergio Festa, anche altre nove persone. A settembre i magistrati dovranno sciogliere infatti le proprie riserve sulle intercettazioni riferite a prima dell'8 maggio 2015 (quando è stata fatta una nuova iscrizione di reato).